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Ipogeo della Torricella

 
Ipogeo della Torricella
Roma Sotterranea su incarico della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (SSBAR), ha effettuato lo studio preliminare ed il rilievo del manufatto idraulico oggetto di studio, fornendo inoltre una completa documentazione fotografica dello stesso.  Il rilievo eseguito dal gruppo di studio, effettuato con l’ausilio di strumentazioni quali disto laser e bussola, ha permesso di disegnare l’andamento in pianta dell’ipogeo, tracciarne le sezioni principali, (quella del condotto e dell’ambiente circolare voltato) ed avere a disposizione elementi fondamentali per lo studio di questo interessante manufatto idraulico.
Al fine di recuperare e valorizzare questo monumento, interpretabile come manufatto di captazione idrica, occorrerà procedere allo sgombero della grande quantità di rifiuti presente all'interno ed all'esterno del condotto e porre in atto misure che ne impediscano l’uso improprio. Queste ultime sono state richieste dalla Soprintendenza alla società proprietaria del terreno sul quale si trova il manufatto.
L’Associazione, in accordo con la Soprintendenza ed in collaborazione con il Comitato di Quartiere Serpentara si sta impegnando affinché vengano messi in atto interventi di valorizzazione, anche con il coinvolgimento dell'amministrazione del IV Municipio.
L'ipogeo della Torricella si trova nell’antica tenuta omonima, a poca distanza dalla Via Salaria. L'area nel quale è ubicato l'ingresso al condotto idraulico che conduce all'ambiente ipogeo principale è interessata purtroppo da un rilevante degrado ambientale.

Il condotto d’accesso lungo 53 metri, immette in un ampio ambiente circolare con volta a catino. Il condotto (largo circa 1 metro ed alto 2) presenta per tutta la sua lunghezza, fatta eccezione per i primi 3 metri circa, un rivestimento in opus reticolatum, di ottima fattura.
Il rivestimento della volta risulta assente nei primi metri del condotto; per il resto essa si presenta in opus caementicium: sono ancora visibili le impronte delle travi lignee che costituivano lo scheletro delle centine che ne hanno permesso la realizzazione. 

Non è stato possibile individuare la presenza di malta idraulica sulla parte inferiore del condotto a causa del notevole accumulo di calcare, sia sulle pareti che sul fondo del condotto stesso. Lungo la galleria si apre un pozzo, a sezione circolare, inserito in un'apertura di forma quadrangolare.
Proseguendo si incontra sul lato destro una rientranza perpendicolare al condotto della lunghezza di un metro, (forse un saggio di scavo per la captazione idrica).

L'ambiente circolare che si apre alla fine del condotto ha un diametro di circa 6,60 metri e presenta anch'esso rivestimento in opus reticolatum per un'altezza di 2,60 m circa. Lungo la parete, sono presenti, oltre l'apertura d'accesso, tre ulteriori aperture incorniciate ai lati da ammorsature e da ghiere nella parte superiore degli archi.
Le tre aperture immettono su nicchie (brevi corridoi ciechi) di lunghezze diverse che, nel primo tratto, presentano un rivestimento in opus reticolatum, mentre nel tratto finale si vedono i tagli nel vivo del tufo,privi di rivestimento da cui sgorgano vene idriche.

La copertura dell'ambiente circolare si presenta come una calotta semisferica (volta a catino o più semplicemente a cupola) realizzata in opus caementicium. La sua particolarità è data dalla presenza di numerosi fori di forma irregolare (circolari e quadrangolari), che all'apparenza sembrano rivestiti internamente da tubature fittili; la loro funzione potrà essere chiarita solamente nel proseguio dello studio. 

Il livello di calpestio non è definibile a causa della presenza di acqua e detriti misti a fango. Il manufatto è databile fra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C..