Sotterranei di Villa Medici

di Ivano Stranieri
pubblicato il 15 Luglio 2013
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A seguito del contatto con Eric de Chassey, Direttore dell'Accademia di Francia a Roma presso "Villa Medici", Roma Sotterranea ha effettuato dal Febbraio al Luglio 2013 una serie di attività di esplorazione, di rilievo speleologico e di documentazione fotografica all'interno degli ambienti ipogei presso “Villa Medici”.

Questa fase di studio, effettuata nell'arco di 10 uscite, ha avuto come oggetto il rilievo e lo studio degli ambienti cunicolari nelle loro tre fasi di sviluppo e di interazione; lo studio non ha interessato, invece, gli ambienti ipogei conosciuti come cave di pozzolana, che risultavano essere precedentemente già rilevati in modo speditivo. L'attività di rilievo ha così completato il lavoro già iniziato dalla nostra Associazione nella fine degli anni '90 del ventesimo secolo quando, per la prima volta, era stato effettuato il rilievo di una porzione di cunicoli non intonacati (fase tre).

Inquadramento del sito

Costruita tra il 1564 ed il 1566 su progetto di Annibale Lippi, Villa Medici venne edificata come ampliamento di una costruzione preesistente, chiamata casa Crescenzi, dal cardinale Giovanni Ricci da Montepulciano. A quest'ultimo dobbiamo la sistemazione del giardino all'italiana

Nel 1576, alla morte del Cardinale, la proprietà venne acquisita dal Cardinale Ferdinando de Medici che incaricò Bartolomeo Ammannati di ampliare l'edificio: il corpo centrale fu sopraelevato di un piano e la facciata fu risistemata, il giardino fu esteso fino a Porta Pinciana. La Villa conobbe in questo periodo il suo più alto splendore, iniziando a decadere quando Ferdinando divenne Granduca di Toscana. Egli scelse questa villa come residenza ufficiale a Roma dei suoi ambasciatori.

Con l'estinzione di questo ramo della famiglia Medici la villa divenne proprietà dei regnanti di Toscana e attraverso questi passò a Napoleone Bonaparte. Nel 1803, sotto il dominio francese, Napoleone prese possesso dell'edificio e vi trasferì l'Accademia di Francia; ancora oggi Villa Medici appartiene ufficialmente allo stato francese e continua ad essere la sede di questa prestigiosa istituzione.

Fasi cronologiche

Per agevolare la lettura del sito ci limiteremo ad indicare esclusivamente le fasi cronologiche individuate durante i nostri studi:

  • PRIMA FASE: realizzazione di una cisterna cunicolare intonacata, costituita da circa 70 metri di condotti intonacati sino al cervello della volta, intervallati da 3 pozzi necessari all'immissione dell'acqua, al suo stoccaggio e al successivo prelievo.
  • SECONDA FASE: diramazione dell'acquedotto Marcio, che taglia trasversalmente la parte alta di un braccio della cisterna cunicolare, defunzionalizzandola.
  • TERZA FASE: realizzazione di una fitta rete di cunicoli a pettine scavati nel tufo che si sviluppa linearmente per circa 650 metri, non intonacati, che intersecano e defunzionalizzano l'acquedotto e riutilizzano la rete cunicolare della cisterna di prima fase.
  • QUARTA FASE: scavo delle cave di pozzolana e delle cantine di epoca cinquecentesca.
  • QUINTA FASE: tamponature e rimaneggiamenti ad opera del Banco di Roma negli anni '40 del ventesimo secolo.

Per un inquadramento archeologico quanto mai completo ed approfondito ed una identificazione più dettagliata delle fasi realizzative, si rimanda alle seguenti pubblicazioni:

  • "L'oro del Pincio" di Vincent Jolivet e Rosanna Scatamacchia
  • "Horti Romani" di Maddalena Cima ed Eugenio La Rocca
  • al più recente e completo studio degli archeologici Giulio Fratini e Francesco Moriconi (Acanthus s.n.c.).

Prima fase: la cisterna cunicolare

La prima fase costruttiva degli ambienti ipogei presenti al di sotto della loggia di Villa Medici, è costituita dallo scavo nel tufo di cunicoli idraulici, eseguito in epoca repubblicana. Tali cunicoli presentano una larghezza pressoché uniforme di circa 0,80 metri ed una altezza originaria di 1,85 metri. Completamente intonacati sino alla volta, risultano oggi separati in quattro differenti porzioni.

Il tratto più a Sud ha inizio con un pozzo circolare alto 4,20 metri, di diametro pari a circa 0,90 metri, sulle cui pareti sono presenti pedarole contrapposte; la parete SE del pozzo risulta sfondata dallo scavo dei cunicoli di terza fase. Il condotto risulta perfettamente conservato nel tratto dal pozzo per circa 10 metri in direzione NO, prima di essere rimaneggiato durante la quarta fase per ricavare sul lato Ovest una scalinata di accesso agli ambienti di cava e durante la terza fase per essere connesso al sistema cunicolare non intonacato sul suo lato Est. Il punto finale (NO) di tale condotto termina con una tamponatura effettuata all'epoca dei lavori per il Banco di Roma.

Il tratto più a Nord, agli inizi del nostro lavoro di rilievo accessibile esclusivamente strisciando nei condotti non intonacati, presenta una struttura a stella, con un pozzo centrale, quasi completamente occluso da riempimento, dal quale si dipartono tre condotti, anch'essi completamente intonacati.

Il terzo ed ultimo tratto, tornato alla luce recentemente grazie allo scavo effettuato dagli archeologici Fratini e Moriconi, è quello posizionato ad Ovest dello scalone cinquecentesco. Anche questo tratto presenta una struttura a stella, composta da un pozzo centrale ottimamente conservato, sulla sommità del quale sono presenti due canalette di adduzione dell'acqua che andavano molto probabilmente ad alimentare la cisterna cunicolare. Da tale pozzo partono tre cunicoli, anch'essi completamente intonacati sino alla volta originariamente uniti tra di loro; costituivano, quindi, un'unica cisterna cunicolare intonacata utilizzata per lo stoccaggio dell'acqua, formato (almeno) da due tratti a stella e da un braccio inferiore che terminava in un pozzo (probabilmente utilizzato per la raccolta).

 

Seconda fase: la diramazione dell'acquedotto Marcio

La seconda fase è contraddistinta dallo scavo di un cunicolo avente funzione di acquedotto, probabilmente una diramazione dell'acqua Marcia, unico compatibile in quanto a quote. Tale cunicolo idraulico, che procede in modo pressoché lineare secondo l'asse NO-SE (medesimo verso di scorrimento dell'acqua), è esplorabile per circa 50 metri, presenta una larghezza costante di circa 0,45 metri, un'altezza di circa 2,3 metri ed un rivestimento idraulico sul fondo per un'altezza di circa 0,60 metri.

L'acquedotto nel suo punto iniziale a NO non risulta ulteriormente esplorabile a causa di un interro proveniente dall'alto (probabilmente un pozzo, nonostante non sia identificabile con certezza tale struttura). Nel primo tratto esplorabile, l'acquedotto passa sopra ai cunicoli di terza fase senza intersecarli e viene successivamente tagliato da tali condotti dopo circa 28 metri nella sua porzione superiore

Nel tratto successivo, dopo circa 14,5 metri, l'acquedotto taglia la sommità della cisterna cunicolare di prima fase, di fatto defunzionalizzandola. Nell'ultimo tratto, prima di terminare con una tamponatura, l'acquedotto procede per ulteriori 7 metri circa presentando sulla volta, a metà del suo percorso, una apertura circolare coperta da un laterizio
che potrebbe essere interpretato come un piccolo pozzo. Seguendo in modo virtuale l'andamento dell'acquedotto per ulteriori 48 metri circa nella medesima direzione, il condotto viene intercettato dallo scavo dei condotti non intonacati di terza fase, che lo tagliano nella sua porzione inferiore. Seguendo il bordo della tamponatura ivi presente è possibile riscontrare la medesima tecnica costruttiva e le medesima sezione del condotto tamponato, sezione presente in entrambi i lati del condotto non intonacato di terza fase. Tale tesi è compatibile anche con il calcolo delle quote: nell'ultimo tratto verso SE esplorabile l'acquedotto presenta una quota pari a 53,83 metri slm (misurati però in corrispondenza di un leggero interro) mentre nel tratto tagliato dai condotti di terza fase, la quota è pari a 52,94 metri slm (misurata sul piano di calpestio in corrispondenza della malta idraulica).

 

Terza fase: la rete cunicolare non intonacata

La terza fase di riutilizzo degli ambienti ipogei è costituita dallo scavo nel tufo di una fitta rete di cunicoli che da un lato tagliano l'acquedotto di fase due, e dall'altro intersecano e probabilmente riutilizzano i cunicoli intonacati di fase uno preesistenti.

L'accesso a tale rete avviene agevolmente dalla rampa di scale cinquecentesca sulle cui pareti sono presenti due aperture laterali contrapposte che danno accesso a due rami indipendenti che seguono un percorso chiuso da cui si dipartono quattro diramazioni. I cunicoli, dove si presentano primi di interro, hanno dimensioni omogenee, con un'altezza media di 1,90 metri ed una larghezza di circa 0,65 metri.

Sul lato Ovest della scala, al termine del cunicoli intonacati di fase uno già descritti in precedenza, i cunicoli non intonacati iniziano in corrispondenza del pozzo intonacato e procedono linearmente per circa 35 metri incontrando due pozzi rettangolari sulla volta del condotto (utilizzati per la costruzione dei condotti stessi) tamponati in epoca recente (quinta fase). Al termine di tale tratto, il cunicolo si biforca in due diramazioni. dal termine di una delle quali il condotto procede in direzione NO per circa 19 metri, prima di perdere circa 2 metri di quota in corrispondenza di un ulteriore pozzo rettangolare, anch'esso tamponato in epoca recente. Sulle pareti di tale pozzo è visibile una tamponatura che lascia immaginare una prosecuzione di un'ulteriore diramazione del condotto in maniera perpendicolare.

Da tale pozzo il cunicolo non intonacato procede per ulteriori 25 metri circa in direzione NO, prima di curvare di circa 90 gradi verso SO e ricongiungersi con lo scalone cinquecentesco, alla stessa quota del punto di accesso del sistema cunicolare; su questo ultimo tratto sono presenti numerose diramazioni laterali: le tre diramazioni sul lato Ovest del condotto risultano tutte tamponate e molto probabilmente davano accesso a rami laterali che sono stati intercettati e tagliati dallo scavo della scala cinquecentesca, come è possibile intuire anche dalle tamponature visibili sulla sommità della scala stessa. Delle diramazioni presenti sulla destra, una risulta proseguire per circa 6 metri in direzione NE per poi interrompersi con un fronte di scavo, mentre le altre due si ricongiungono dopo aver percorso circa 35 metri in corrispondenza di un quadrivio sovrastato da un possibile pozzo rettangolare, anch'esso tamponato.

Da tale quadrivio, oltre al cunicolo pocanzi descritto, si dipartono due cunicoli (Est e NE) che terminano dopo pochi metri con una tamponatura moderna appartenente alla quinta fase, ed un quarto cunicolo diretto verso NO che dà accesso ad una fitta rete cunicolare disposta a pettine, speculare rispetto a quella rimaneggiata pocanzi descritta.

La parte fin qui descritta era stata rilevata dalla nostra Associazione in maniera speditiva già alla fine degli anni '90 del secolo scorso. La rete cunicolare disposta nel settore NO, sviluppata per oltre 400 metri, intercetta, defunzionalizza e riutilizza anche la porzione Est della cisterna cunicolare intonacata e l'acquedotto di fase due, da cui hanno origine in parte lo scavo dei cunicoli di terza fase stessi, come testimoniato dalla direzione dei segni di scavo.

Nella sua parte superiore, la rete di cunicoli non intonacati intercetta alcune strutture murarie ad arco di epoca antica prima di terminare in due punti differenti all'interno della rete caveale sottostante. Questa porzione di rete cunicolare risulta costituita da alcuni rami morti e da alcuni rami interrati dalla presenza probabile di pozzi di superficie, riempitisi in tempi succesivi. L'andamento non lineare, la mancanza di malta idraulica atta alla conservazione dell'acqua, la presenza di rami non connessi con il sistema e le pendenze non dirette verso un unico bacino di
raccolta, fanno propendere per una rete di drenaggio e certamente non di raccolta o trasporto delle acque.

Quarta fase: le cave di pozzolana

Gli ambienti di cava presenti al livello inferiore rappresentano l'ultima fase di scavo degli ipogei presenti nella proprietà di Villa Medici. Disposte su un'area di circa 5000 metri quadrati, risultano scavate nel tufo a partire dalla scala ricavata nelle pareti dei cunicoli intonacati e si sviluppano linearmente per circa 140 metri in direzione SO.

Le gallerie hanno una larghezza compresa tra i 2 ed i 3 metri ed una altezza variabile da 2 a 2,5 metri. In diversi punti sono presenti distacchi provenienti dalle calotte e numerosi crolli nelle zone periferiche. In alcune di queste aree di crollo è stato possibile rinvenire alcune strutture murarie intercettate dallo scavo della cava e tre punti di congiunzione con la rete cunicolare non intonacata di cui uno tamponato; è inoltre stata rinvenuta una galleria interrata, probabilmente utilizzata come accesso originario per il trasporto del materiale cavato. Il rilievo degli ambienti di cava non è stato effettuato dalla scrivente Associazione, che si è limitata esclusivamente ad effettuare una ricognizione degli ambienti caveali dalla quale è stato possibile constatare che alcuni ambienti ad Ovest del reticolo caveale non sono stati correttamente rilevati in quanto soggetti a dissesti.

Quinta fase: gli interventi del Banco di Roma

Relativamente all'ultima fase di utilizzo documentata degli ambienti ipogei, si rimanda alla sopra citata pubblicazione di Joliviet e Scatamacchia.