Basilica Neopitagorica

 


Lungo l’antica Via Praenestina, subito al di fuori di Porta Maggiore, sotto al terrapieno degli scambi ferroviari della Stazione Termini, si trova l’ingresso ad uno dei monumenti sotterranei più stravaganti e meno conosciuti di Roma: la cosiddetta Basilica Neopitagorica. La funzione di questo edificio è controversa: realizzato intorno al I secolo, negli anni è stato definito un ninfeo, una tomba, una basilica funeraria, un luogo di culti misterici.
L’accesso avveniva attraverso un lungo dromos, vale a dire un corridoio che scendendo dal piano di campagna immetteva in un piccolo atrio quadrato con volta a padiglione, nella quale si apriva un lucernario. L’accesso moderno, che porta 15 metri sottoterra, è tramite una scala ed un successivo corridoio, che intercetta quello antico poco prima dell’atrio.
Pianta_Basilica_NeopitagoricaDa qui si accedeva al grande ambiente che misura 7,25 metri di altezza per 12 di lunghezza e 9 di larghezza. E’ a pianta basilicale – orientato est-ovest - composto da tre navate, separate da due file di tre pilastri quadrangolari, di cui quella centrale absidata, con volte a tutto sesto. Tale impostazione fu poi ripresa dai primi edifici cristiani.
Osservando gli spazi se ne percepisce la forte irregolarità; in effetti l’edificio nacque come struttura sotterranea ma fu realizzato con una tecnica quantomeno singolare e sicuramente economica: innanzitutto si scavarono dei pozzi e delle trincee, corrispondenti i primi alle sei colonne che dividono le navate e le seconde ai muri perimetrali. Questi furono poi riempiti di opus caementicium, vale a dire conglomerato cementizio. A seguire si realizzarono le volte e solo successivamente l’ambiente fu svuotato asportando la terra.

La pavimentazione è a tessere bianche con due fasce nere che incorniciano i muri perimetrali e i pilastri. Sul pavimento sono inoltre visibili i profili di alcune basi per delle statue o urne.
Al centro delle arcate alcuni fori sono ciò che resta dei punti nei quali erano ancorate le catene che sorreggevano dei candelabri, unica fonte di luce per questo ambiente ipogeo.

Le pareti e le volte dell’intero edificio sono ancora intonacate e ricche di magnifiche decorazioni a stucco. Esse iniziano solo da una certa altezza, precedute da una larga fascia di colore rosso.
Gli stucchi che ricoprono le volte della navata centrale rappresentano simboli misterici e scene tratte dalla mitologia greca: Medea che offre una bevanda al drago che custodisce il vello d’oro, Ercole e Atena, Paride ed Elena, uno dei Dioscuri che rapisce Leucippide, Oreste e Elettra, Ercole che lotta con un mostro marino, il centauro Chitone e Achille, un Arimaspe con un grifone. Nel riquadro centrale della volta  il ratto di Ganimede da parte di un genio alato.
Le navate laterali pullulano di simboli: teste di Medusa, baccanti, Danaidi, vittorie in volo, maschere gorgoniche, scene di sacrifici e liturgiche, gruppi sacri, i segni zodiacali del Toro e dei Gemelli, oggetti rituali, baccanti, eroti in corsa, il culto del serpente, Nereidi, oltre a Oreste e Polissena, Hermes e Alcesti, la danza di Agave, Apollo e Marsia, Fedra e Ippolito, il filo d’Arianna e altri ancora.
I rilievi nell’abside, spazio riservato ai sacerdoti, mostrano immagini di purificazione. La raffigurazione principale è riservata al suicidio della celebre poetessa greca Saffo che, sospinta da un erote, si getta dalla rupe di Leucade accolta da Leucotea, che apre il suo velo, e da un tritone; assistono alla scena Faone e Apollo. Proprio la rappresentazione di questo mito, raramente presente nell’iconografia classica, che rappresenta la purificazione dell’anima dal peso della materia e la sua metamorfosi in una vita diversa, ha portato molti studiosi (come il Carcopino) ad individuare in essa una basilica neopitagorica, ma il dibattito resta ancora aperto.

L’edificio cadde in disuso in tempi brevi e proprio a questo dobbiamo il buono stato di conservazione. Se ne persero quindi le tracce per secoli, fino a quando, nell’aprile del 1917, alcuni lavori alla linea ferroviaria Roma-Napoli ne permisero la riscoperta. Gli ambienti, quasi completamente riempiti di terra e detriti, furono svuotati. Nel 1924 i gravi problemi di umidità portarono alla decisione di realizzare una cappa impermeabile di argilla plastica, che purtroppo non eliminò il problema. Nel 1951 il monumento fu incapsulato all’interno di una struttura in cemento armato, con un’intercapedine realizzata nel solettone di copertura. Questo spazio così ricavato al di sopra del monumento dovrebbe diventare un piccolo museo, se la basilica sarà finalmente riaperta al pubblico. Il problema dell’umidità infatti permane e sta mettendo in serio pericolo la conservazione di questa unica galleria di stucchi antichi.

Bibliografia:  AA.VV., Roma, Touring Editore, Milano 2004
                    C. Calci, Roma Archeologica, ADNKronos Libri, Roma 2005
                    F. Coarelli, Roma, Editori Laterza, Roma 1999
                   C. Pavia, Guida di Roma Sotterranea, Gangemi Editore, Roma 1998
                   A. Manodori, Basilica Neopitagorica, in ROMArcheologica, E. De Rosa  Editore, Roma 1999
  


per Roma Sotterranea, Adriano Morabito



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