Catacombe di S. Pancrazio

 

Coemeterium Octavillae et S. Pancratii MartIn un’ area al tempo dell’antica Roma conosciuta con il nome di Campo Ruteinao si trovano le catacombe di S. Pancrazio, tra la Via Aurelia Antica e il quartiere Gianicolense. Queste, insieme a quelle di S.Lorenzo e S. Sebastiano, sono le uniche rimaste ininterrottamente conosciute e visitate dal momento della loro realizzazione fino ai giorni nostri.
Vi si accede dall’omonima Basilica, sotto la quale, oltre al cimitero sotterraneo, sono stati rinvenuti, nel 1933-1934 anche resti di un’antica via, forse il “Clivus Rutarius”, oltre ad un puticulum – vale a dire un cimitero pubblico di epoca repubblicana - e tre colombari datati al I sec. d. C..Ingresso Catacombe San Pancrazio
Due gli accessi: uno accanto ala parete della navata sinistra permette di accedere alla zona che si sviluppa sul lato sinistro del transetto e dietro l’abside, l’altro, al centro della chiesa tra i pilastri che dividono la navata centrale con quella destra, in corrispondenza del sacrario del martire, si estende in direzione sud sotto il piazzale della Basilica.
Le catacombe, risalenti al IV sec. d. C., inizialmente furono conosciute come Coemeterium Otcavillae. Si sviluppano obliquamente sotto la chiesa e sono contemporanee al cimitero in superficie - sub divo - posizionato sotto il piazzale antistante l’edificio ecclesiastico. Purtroppo lo stato conservativo non è dei migliori a causa della corposa frequentazione cristiana ininterrotta nel tempo.
Sono comunque distinguibili quattro regioni - sicuramente sfruttate  fino agli inizi del VI sec. – databili non prima del IV sec., poiché le gallerie più antiche furono distrutte da quelle più tarde.
La prima regione della catacomba è contrassegnata dalla lettera K : costituita da quattro gallerie che si incrociavano a due a due, presentava nella parte centrale alcuni cubicoli affrescati ed un ambiente con graffiti devozionali,  testimonianza di un culto martiriale nella catacomba. Da una scala si accedeva ad un arenario abbandonato che si trovava ad un livello superiore, forse riutilizzato successivamente. Fu una tra le regioni più frequentate; le fonti del XVI sec. ricordano una sua apertura verso la regione L.Ingresso Catacombe S. Pancrazio
La seconda regione è la L: posizionata sotto l’attuale presbiterio dell'attuale Basilica, era costituita da numerose gallerie percorribili nelle quali erano evidenti interventi di trasformazione di epoca tarda, che lasciano supporre qui, l’esistenza di una sepoltura venerata, probabilmente proprio quella di San Pancrazio, che la tradizione vuole qui decapitato.
La terza regione è la M: costituita da un nucleo di gallerie disposte su due piani. E’ ancora visibile il cubicolo detto “ di Botrys” (dal nome  del proprietario), che conserva – nonostante gli evidenti rimaneggiamenti – pitture datate alla fine del III sec. o poco più tardi. L’ambiente è provvisto di una scala (realizzata forse all’interno di una preesistente galleria), la quale attraverso una rampa porta agli ambienti inferiori, mentre mediante un’altra rampa si accede ad una piccola regione nella quale sono da evidenziare una galleria con arcosoli decorati con pitture della prima metà del IV sec. e una diramazione preceduta da un’altra scala, che conduceva ad un piccolo gruppo di cubicoli. Da questa scala oggi, si risale al cubicolo 13: un grande ambiente rettangolare voltato a botte e caratterizzato da tombe pavimentali, che si apriva  su una galleria ormai franata.
C’è da sottolineare che il cubicolo di Botrys e il 13 sono gli unici ambienti di età precostantiniana, probabilmente pertinenti a due nuclei antichi in origine distinti.
L’ultima regione è la N: costituita dai resti di n. gruppi di gallerie in origine indipendenti e solo successivamente collegati: secondo il Verrando si tratta di nove nuclei disposti su due livelli, con almeno quattro scale sicure, perlopiù databili al IV, tranne pochi tratti leggermente anteriori. Da segnalare il cosiddetto nucleo G che in un cubicolo intonacato conserva ancora trasformazioni che hanno fatto ipotizzare la presenza di un santuario martiriale con retro sancta.
Pianta Catacombe S. PancrazioSopra tale struttura, Papa Simmaco (498 - 514) fece costruire un balneum e una Basilica in onore del santo martire e questo comportò una serie di lavori di modifica e consolidamento delle gallerie sotterranee, di cui abbiamo traccia evidente nelle due scale principali dell’ambiente ipogeo.
Successivamente Gregorio Magno (590 - 604) vi edificò sopra anche un monastero, per garantire la liturgia e la frequentazione ecclesiastica del sito martiriale, che si sviluppò di più sotto - secondo il Liber Pontificalis - Papa Onorio ( 625 – 638 ) che  ricostruì interamente quanto voluto da Simmaco e da Gregorio Magno, dando luce alla Basilica che vediamo oggi. A conferma di questa ricostruzione  c’è un’iscrizione nell’abside, tramandata anche dalla Silloge di Einsiedeln (runa accolta di iscrizioni di un anonimo medievale), che riferisce come nella Chiesa di Simmaco la tomba di Pancrazio fosse disposta obliquamente rispetto all’aula. Le spoglie del Martire furono trasferite da Onorio nell’abside della nuova Basilica e la tomba rimase visibile grazie ad una cripta, che non fu l’unico espediente in grado di collegare gli ambienti del sopra terra con quelli sotto il piano di calpestio, poiché lo stesso Pontefice decise di far aprire alcuni passaggi destinati a raggiungere altri luoghi cultuali venerati nella Catacomba, dove vi furono sepolti (secondo gli Itinerari Medievali) anche Artemio, Paolino, Sofia e le sue figlie.
Ma la tomba di Pancrazio fu  sicuramente la più venerata: secondo la Passio omonima (VI-VII sec), Pancrazio era originario della Frigia; si trasferì a Roma dopo la morte dei genitori e si fece subito battezzare da Papa Cornelio. Dichiaratosi cristiano, fu arrestato nel corso della terribile persecuzione di Diocleziano e avendo rifiutato di sacrificare agli dei pagani, venne decapitato all’età di 14Catacombe san Pancrazio Roma anni nel 304 d.C. Il suo corpo dopo il martirio venne abbandonato sulla Via Aurelia, dove la matrona cristiana Ottavilla lo raccolse e lo fece seppellire nella necropoli, probabilmente di sua proprietà. A descrivere questo fatto, un passo del Cod. Vatic. I.8 Later.I. cita così: “Tunc superatum se videns à puero Diocletianus, indignatus iuffit eum capitalem subire sententiam. DuEtus ita que est Beatissimus Athleta Christi Pancratius in Viam Aureliam, atque decollatus, Martyrium constanter excepit. Tunc corpus eius ab OEtavilla sublatum est occultè no E tu,…conditium aromatibus, …dignissimus …sepultum est in sepulchro novo, quarto I dis Maiarum”.
Il suo culto si fece molto sentito nel Medioevo, quando divenne protettore contro i falsi giuramenti. In quei secoli bui,  la catacomba fu una delle mete principali dei pellegrini cristiani e non solo dal VI secolo in poi, ma già durante il regno di Costantino ed almeno fino al pontificato di Papa Liberio (352 – 366).
Sulla catacomba di S. Pancrazio ci sono state varie ipotesi e teorie di identificazione. Nel 1593 Antonio Bosio la confuse con il cimitero di Calepodio; l’esatta identificazione si deve al De Rossi (1822 – 1894), pur se come da studi compiuti dal Bosio non esistono fonti attendibili riguardo la sepoltura di S.Pancrazio. Non si può dubitare infatti sulla sua possibile sepoltura nella catacomba di Calepodio.

per Roma Sotterranea, Francesca Ausili