Catacombe di S. Zotico

 


Le catacombe di San Zotico si trovano alla periferia di Roma, in località Borghesiana, nella zona est della città. L’area è chiamata “Valle della Morte” proprio per la presenza delle catacombe. Come molti altri complessi funerari, anche queste furono realizzate lungo una delle antiche vie consolari, in questo caso la Labicana, al X miglio dalla città. Qui, all’incrocio con la Via Cavona (attuale Via di Vermicino) la tradizione vuole che furono sepolti, oltre a Zotico, i martiri Ireneo, Giacinto e Amanzio.
Databili all’inizio del IV secolo, le catacombe furono scoperte agli inizi del Settecento, poi ri-scoperte nel 1847. Fu oggetto, negli ultimi anni di quel secolo, di un approfondito studio da parte di Giovan Battista De Rossi.
Nella prima metà degli anni ’70 del ‘900 furono numerose le effrazioni da parte di tombaroli, riportate anche nei verbali delle riunioni della Commissione della PCAS (Pontificia Commissione di Archeologia Sacra).  
Più recentemente, a partire dal 1998, si è svolta poi un’importante operazione di scavo e restauro, realizzato dalla PCAS, in collaborazione con la SSBAR (Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, Dr. Stefano Musco) e la cattedra di Archeologia Cristiana dell’Università di Tor Vergata. Le attività di scavo hanno permesso inoltre di rimettere in luce un tratto dell’antica Via Labicana ed anche i resti di un piccolo oratorio altomedievale, forse la chiesa dei SS. Zotico e Amanzio di cui si fa cenno in una bolla papale del 1116. Durante questa campagna di scavi, inoltre, sono state individuate sotto l’oratorio altre  gallerie cimiteriali, che costituiscono una seconda regione della catacomba; all’epoca però non fu possibile indagarle,
La catacomba fu scavata all’interno di un banco di Tufo di Villa Senni, conosciuto anche come “cappellaccio”. Dalla galleria centrale, lunga 70 metri, si dipartono a cadenza regolare e con un andamento cosiddetto “a spina di pesce” una serie di gallerie secondarie. Queste sono distanziate fra loro circa 5 metri nel settore più antico, mentre nel settore ovest, più recente, si trovano ad una distanza di 9 metri.
La parte più antica è priva di cubicoli ed arcosoli e fa propendere per una datazione non successiva ai primissimi anni del IV secolo, con un utilizzo che dura per circa un secolo. Qui, in fondo alla galleria principale a destra, dove è presente l’unico lucernario del complesso, si trova una cappella di 10 x 7 metri, si trovavano le tombe dei martiri venerati. L’ambiente risulta più volte rimaneggiato, con interventi databili fino all’Alto Medioevo: archi, arcosoli, fodere murarie, parapetti decorati, ampliamenti e, probabilmente un altare, dove era possibile svolgere le funzioni liturgiche.
Interessante notare nella cappella, che divenne col tempo una vera e propria basilichetta sotterranea, la presenza di una volta a nicchia che, invece di essere di forma arcuata, è quadrilunga: tale forma di sepolcro, per il quale non si può utilizzare il termine arcosolio, è rara e si trova nelle più antiche regioni delle catacombe ( ad es. in quelle di Callisto, di Domitilla e Priscilla). Il De Rossi propose per tombe di questa fattezza il nome di sepolcri a mensa, per l'uso della copertura piana che li distingue dai loculi, chiusi da una lastra disposta verticalmente.
Questo sepolcro a mensa, capace di ospitare anche 2 o 3 individui, sarebbe proprio quello che ospitò  le spoglie dei martiri. Un ulteriore, importante indizio a conferma del carattere di tomba venerata del sepolcro a mensa è costituito dalla presenza, nelle sue immediate adiacenze, di sepolture con carattere evidente di tombe ad sanctoCatacombe San Zoticos (presso i santi)
In un pregevole affresco all’interno di uno dei cubicoli, sono rappresentati quattro personaggi, da più identificati con i quattro martiri. Fra di essi sono presenti infatti delle capsae (contenitori di forma cilindrica forniti di coperchio) nei quali sono visibili dei  volumina - vale a dire dei rotoli manoscritti - allusione iconografica alla parola salvifica di Cristo contenuta nei Vangeli.
La frequentazione in periodo Alto Medievale, quando fu realizzato anche l’oratorio, sarebbe confermata anche dal rialzamento del piano di calpestio lungo il percorso della catacomba che portava alle sepolture dei santi, in modo da facilitare l’accesso dei fedeli al luogo sacro. Nel tempo, infatti, tutti gli ambienti furono continuamente abbassati per realizzare nuove sepolture, fatta eccezione per la basilichetta sotterranea. Le spoglie dei santi furono poi traslate in città sotto papa Pasquale I (817 -824), ma che il luogo continuò comunque ad essere frequentato, fino al XII-XIII secolo; questo è confermato sia da ritrovamenti ceramici sia per il rinvenimento in superficie di alcuni resti murari riconducibili all’oratorio che divenne col tempo vero e proprio edificio monastico.

Da notare, infine, la presenza di  numerosi graffiti, testimonianze di chi, durante l'ultimo conflitto mondiale. qui cercò riparo dai bombardamenti.

Bibliografia:
Enciclopedia Treccani
Carmelo Calci: Roma Archeologica – AdnKronos Libri
Daria  Mastrorilli: Le tombe dei martiri Zotico e Amanzio nella catacomba al X miglio della Via Labicana (estratto dalla Tesi di Dottorato di Ricerca in Archeologia, A.A. 2008/2009 presso Università “Sapienza”)


per Roma Sotterranea, Adriano Morabito