Coemeterium Maius
Articolo del 12 Ottobre 2014

 

coemeterium-maius-planimetria-marucchiIl Coemeterium Maius risale alla metà del III secolo. Si trattava inizialmente di due necropoli separate che poi, estendendosi, si unificarono. Si sviluppano su due livelli ed una delle gallerie è lunga ben 200 metri.  Il nome “Coemeterium Maius” si riferisce proprio alle enormi dimensioni del complesso, il più grande di tutta Roma.
La necropoli si trova a meno di 400 metri dalla basilica di sant'Agnese, sul lato sinistro della Via Nomentana, a due chilometri circa dalle Mura Aureliane, all’altezza dell’attuale via Asmara.  L’accesso moderno è proprio su questa via, al civico 6. Prima che la zona fosse edificata l’accesso avveniva dalla Vigna Leopardi; oggi di quella grande proprietà rimane il parco pubblico di 2 ettari (sotto cui si sviluppa una parte delle gallerie della necropoli)  e la bella villa omonima realizzata a fine ‘800. 
In passato in molti ritennero, primo fra tutti il De Rossi, che queste catacombe fossero il Cimitero Ostriano, il luogo dove San Pietro battezzava i primi convertiti di Roma utilizzando l’acqua di un vicino torrente (forse chiamato proprio Ostrio). Sembra però che questo cimitero si debba collocare più verso la Via Salaria, nelle vicinanze delle Catacombe di Priscilla.
Le catacombe furono utilizzate fino al V secolo, anno in cui sono citate nel Martyrologium Hieronymianum (il più antico catalogo dei martiri cristiani). Qui si legge che  “in cimitero maiore” erano sepolti i martiri Vittore, Felice, Alessandro, Emerenziana e Papia. Quest’ultimo in effetti risulta essere stato martirizzato, e sepolto,  insieme a Mauro (i loro veri nomi erano Papro e Mauroleone); trattavasi di due militari convertitisi e perciò uccisi. In un affresco del IV secolo presente all’interno dell’arcosolio detto di Zosime  è raffigurato il momento della loro conversione quando, nell’atto di condurre al supplizio tale Sisinnio, un ufficiale degradato perché cristiano, ai due appare Cristo che tocca con una verga, forse a mo’ di benedizione, il capo di Sisinnio.  Nella necropoli sono presenti molti altri affreschi con episodi del Vecchio Testamento:  Adamo ed Eva, Giona, i tre fanciulli nella fornace, Daniele nella fossa dei leoni, Mosè che batte la rupe, i Magi innanzi a Erode, il Buon Pastore .coemeterium-maius-orante In una lunetta una pittura di età costantiniana rappresenta una donna velata orante, riccamente vestita e adorna di collana e orecchini,  con grandi occhi e un bambino sul grembo; ai due lati il Chrismon. Alcuni ritengono che questa immagine sia la raffigurazione della defunta, mentre altri hanno voluto riconoscervi la Madonna con il Bambino.
Al di sopra della catacomba fu successivamente realizzata una Basilica dedicata a Santa Emerenziana  nella quale furono traslate le spoglie della martire, sorella di latte di sant'Agnese. Di questo edificio, citato negli itinerari altomedievali del VII secolo, non rimane però alcuna traccia. Gli stessi itinerari descrivono due sepolcri ipogei trasformati in santuari, dedicati ai SS. Vittore ed Alessandro . Questi furono ritrovati nel 1876 da Mariano Armellini e Orazio Marucchi, che però li scambiarono per il luogo di sepoltura di S. Emerenziana (Marucchi scrive di aver “letto il nome EMERENTIANETIS, scritto in rosso, nel fondo dell’arcosolio in alto”). L’ambiente è diviso in due parti da un arco, ed è abbellito con volte a crociera, un lucernario, colonne con capitelli, e, realizzata nel tufo, una cattedra con una mensa oliorum per le lucerne accese in onore dei martiri.
La presenza di cattedre all’interno del Coemeterium è così frequente da aver dato il nome ad una regione della catacomba. Se ne contano sette, tutte concentrate in un’area limitata. Le cattedre insieme alle mensae, avevano una funzione simbolica ed erano legate ad un rito particolare, il cosiddetto “refrigerium”: in occasione della ricorrenza di un defunto o di feste legate al culto dei morti, era consuetudine per la famiglia riunirsi attorno alla tomba del congiunto per banchettare e cospargere la tomba di coemeterium-maius-buon-pastoreacqua, vino, miele, olio o latte; in alcuni casi questi liquidi erano fatti penetrare all’interno della sepoltura, attraverso dei piccoli fori, in modo che cospargessero la salma.
Una delle prime esplorazioni cimiteriali fu effettuata da alcuni frati agostiniani di Santa Maria del Popolo, come poté constatare Orazio Marucchi, che trovò su di un arcosolio un’iscrizione segnata a carbone: “Corpora quae cernis sanctorum Intacta virorum, barbarica quondam sunt lacerata manu. Fratres de populo hic fuerunt”.
Fu poi la volta del Bosio che si  calò nel buio di queste catacombe, il 7 agosto 1601, come riportato nella sua opera “Roma sotterranea”: speleologo urbano ante litteram “si calò per mezzo di una fune per un antico lucernario che ai villici di quel luogo sembrava fosse un pozzo abbandonato. Scesovi rimase sorpreso alla vista di cimiteriali gallerie, e quel che più di una nobile e grandiosa cripta, di una foggia che mai aveva veduto in tante sue esplorazioni…”. Egli però ritenne erroneamente di trovarsi all’interno delle catacombe di S.Agnese, con cui in effetti il cimitero comunica per il tramite di un arenario, un’antica cava.
Nel ‘700 fu oggetto delle attenzioni dei “corpisantari” i cacciatori di reliquie, mentre Importanti lavori furono eseguiti a partire dal 1873 per opera di Mons. Pietro Crostarosa; altri scavi furono eseguiti in concomitanza con gli studi condotti dal padre barnabita  Umberto Maria Fasola a metà del ‘900.


BIBLIOGRAFIA
Armellini M. "Il Cimitero di S. Agnese sulla via Nomentana", Tip. poliglotta della S.C. di Propaganda Fide, Roma 1880
Cioffarelli A, Natale M.T. “Guida alle catacombe di Roma e dintorni”, Bonsignori Editore, Roma 2000
De Santis L. - G. Biamonte, "Le catacombe di Roma", Newton Compton Editori, Roma 1997
Josi E., "Coemeterium Maius", in Rivista di Archeologia Cristiana 10 (1933)
Marucchi O. “Le catacombe romane”, Desclèe, Lefebvre e C. Editori, Roma 1905


per Roma Sotterranea, Adriano Morabito