Mitreo dei Castra Peregrinorum - S. Stefano Rotondo

 


Entrando attraverso il cancello ricavato all’interno di uno degli archi dell’acquedotto neroniano, al civico 7 di Via di S. Stefano Rotondo, si accede alla chiesa omonima, il più antico esempio di edificio cristiano a pianta circolare ancora esistente a Roma, fondata nel V secolo.
 
Ci troviamo sulle pendici sud-occidentali del Celio, quella che era chiamata la Regio II Caelimontium, e in quest'area sono molti gli ambienti sotterranei più o meno noti. Fra questi uno degli ultimi scoperti in ordine di tempo è un mitreo, venuto alla luce durante gli scavi effettuati tra il 1973 e il 1975 proprio sotto al pavimento della chiesa.
Durante gli scavi furono ritrovate alcune strutture facenti parte del grande complesso dei Castra Peregrinorum, la caserma degli eserciti provinciali distaccati a Roma. I resti dei Castra sono presenti anche al di sotto dell’adiacente complesso ospedaliero del Calvary Hospital.Mitreo Castra Peregrinorum - la Luna
Un primo edificio, con orientamento analogo agli altri ritrovati sotto all’ospedale, è costituito da una parte di camerata divisa in più ambienti collegati fra loro da un corridoio. Nel secondo nucleo edilizio si rinvenne un santuario mitraico, realizzato durante il periodo di funzionamento della caserma ed utilizzato dai soldati stessi.  Questo non deve stupire, in quanto il mitraismo era la religione più popolare tra l’esercito, e proprio questa sua caratteristica ne permise un’enorme diffusione in ogni angolo dell’impero.
Nel momento della sua realizzazione, intorno al 180 d.C., il mitreo occupò inizialmente un ambiente di forma rettangolare piuttosto ridotto, di circa 4 metri per 10; nel secolo successivo l’abbattimento di un muro permise di raddoppiarne le dimensioni, tali da fargli assumere una forma quasi quadrata.
Lungo le pareti lunghe furono costruiti due podi, sui quali prendevano posto i seguaci, mentre sulla parete di fondo trovò posto un altare con edicola all’interno della quale si trovava la raffigurazione a rilievo in stucco dorato della tauroctonia (uccisione del toro) da parte del dio.
Raffigurati invece tramite affresco vi erano, ai lati dell’edicola, le rappresentazioni della Luna e del Sole. Solo la prima è ancora visibile.
Il mitreo fu abbandonato repentinamente, probabilmente a seguito di una devastazione violenta dello stesso, destino purtroppo comune ad altri edifici adibiti allo stesso culto. E’ difficile dare una datazione certa a questo evento, che probabilmente ebbe luogo intorno alla fine del IV secolo, a seguito dell’editto di Tessalonica ad opera dell’Imperatore Teodosio.
Successivamente venne distrutta la parte alta dell’aula, della quale quindi non possiamo più vedere il soffitto, anche se il ritrovamento di parti di intonaco sul retro delle quale erano visibili i segni delle canne, fanno presupporre che esso avesse un andamento in piano.
Gli ambienti furono poi oggetto di un poderoso riempimento con materiale di risulta, propedeutico ai lavori di costruzione della chiesa che nascose così per circa 1500 anni questa importante testimonianza del passato.
 
Fonti: Elisa Lissi Caronna: “Il mitreo dei Castra Peregrinorum” EJ Brill, 1986


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per Roma Sotterranea, Adriano Morabito



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