Mitreo di S. Prisca

 

Mitreo S.PriscaNel 1934-1935 alcuni scavi realizzati sotto la chiesa di S. Prisca sull’Aventino portarono alla scoperta di un complesso piuttosto ampio di abitazioni risalenti al I secolo d.C.. Inizialmente questi resti furono ritenuti l’abitazione privata del futuro Imperatore Traiano (domus privata Traiani), identificata invece successivamente nelle strutture rinvenute poco distante nel sottosuolo della Piazza del Tempio di Diana. Alla luce di studi più recenti si ritiene invece che si tratti della casa e delle Terme di Lucio Licinio Sura, politico e generale molto influente sotto Traiano, di cui era amico e consigliere. Ciò sarebbe anche confermato dalla Forma Urbis Severiana, che in quest’area, adiacente al Tempio di Diana, indica la presenza delle Terme Surane 
Alcuni bolli laterizi fanno risalire la costruzione dell’edificio, dotato anche di un quadriportico, al 95 d.C.. All’incirca intorno al 110 d.C. quest’ultimo fu chiuso e trasformato in abitazione. Nello stesso periodo un’altra casa posta subito a sud di questa venne invece ingrandita con la costruzione di un ninfeo. Alla fine del II secolo fu realizzata un’ulteriore abitazione a due navate sulla quale si impiantò l’attuale chiesa. La tradizione vuole far risalire quest’ultima casa all’abitazione dei coniugi ebrei Aquila e Prisca, che qui accolsero i Santi Pietro e Paolo; all’interno di essa sarebbe nata una ecclesia domestica e successivamente il vero e proprio titulus paleocristiano.
Sempre alla fine del II secolo si fa risalire la realizzazione del mitreo, che si impiantò all’interno del quadriportico, a suo tempo già trasformato in abitazione, e che si trova nel sottosuolo subito dietro l’abside dell’attuale chiesa.
Il mitreo rimase in funzione fino al IV secolo, quando subì una devastazione violenta, con tutta probabilità da ascriversi agli stessi cristiani che eressero S.Prisca.
L’accesso ai sotterranei avviene dal giardino posto a destra della chiesa. Scendendo delle scale si entra in un primo ambiente, nel quale sono visibili i resti del ninfeo a emiciclo di una delle abitazioni del complesso.
Nel secondo ambiente, inglobati nelle murature, sono visibili degli imponenti rocchi di colonne in peperino del diametro di 90 centimetri, provenienti, con tutta probabilità, dal vicino Tempio di Diana. 
L’ambiente successivo al quale si accede è la cripta, risalente al XII secolo, collegata con una scala alla chiesa superiore.
Si giunge così al complesso mitraico: l’aula, con volta a botte, è, come consuetudine, stretta e lunga,  e questa caratteristica fu ancor più accentuata quando l’originario vestibolo, lungo 6 metri e largo 4, fu aggiunto all’aula stessa, che passò così da 11 a 17 metri di lunghezza. Nel vestibolo è individuabile un pozzetto di scolo, forse la fossa sanguinis utilizzata per il sacrificio di piccoli animali durante il rito in cui si rievocava l’uccisione del toro da parte del dio.
Due nicchie all’ingresso accoglievano le statue dei dadofori Cautes (personificazione del giorno) e Cautopates (personificazione della notte); solo il primo è ancora al suo posto. Sui lati dell’aula due lunghi podii in muratura, sui quali prendevano posto i fedeli. Sul fondo l’altare, dietro al quale si apre una grande nicchia intonacata a pomice, all’interno della quale troviamo degli altorilievi in stucco rappresentanti Mitra vestito solamente di un mantello rosso svolazzante che uccide il toro. Davanti a lui, in posizione distesa, la figura di Saturno (o Oceano), realizzata con pezzi di anfore ricoperte di stucco. All’interno della nicchia, sulla sinistra è da notare un’incisione, realizzata da un fedele, nella quale egli dichiara di essere nato il 21 novembre del 202 d.C., probabilmente la data della sua iniziazione al culto. Altri hanno voluto interpretarla come la data di inaugurazione dello stesso mitreo.
Le pareti laterali erano ricoperte di pitture, oggi visibili e leggibili solo in parte, anche perché si tratta di due strati sovrapposti, rappresentanti le stesse scene, realizzati nel 200 e nel 220 d.C.. Sulla parete di destra si riconosce una processione di personaggi rappresentanti i sette gradi di iniziazione del culto, ad ognuno dei quali è abbinata una frase che inizia sempre con la parola persiana Nama, vale a dire “onore” , quindi il grado di iniziazione, a seguire la parola tutela, (“sotto la protezione”), abbreviata in vari modi, per chiudere con il rispettivo pianeta che proteggeva quel grado di iniziazione. Una come esempio: “Nama leonibus, tutela Iovis”, vale a dire “Onore ai leoni (il quarto grado di iniziazione), sotto la protezione di Giove”. 
La parete è poi interrotta da una tamponatura: essa nasconde la porta dalla quale originariamente si accedeva al santuario sotterraneo.
Più in avanti, in direzione dell’altare, sono raffigurati dei personaggi reali, vicino ad ognuno dei quali è riportato il nome; essi si dirigono verso una figura seduta, identificabile con il Pater, vale a dire il grado più alto raggiungibile, al quale portano degli oggetti, forse delle offerte: un toro, un gallo, un cratere, un montone ed un maiale.
Sulla parete sinistra si vedono altri personaggi in processione e verso l’altare la rappresentazione del patto di alleanza fra Mitra ed il Sole, che avviene con un banchetto all’interno di una grotta.
Sulla sinistra dell’aula, in direzione Nord, si aprono altri tre ambienti. Quello posto in prossimità dell’altare era probabilmente Mitreo  S:Prisca - opus sectile dio Solel’Apparatorium, dove erano conservati gli arredi, le lucerne e i vestiti degli adepti: una vera e propria sacrestia ante litteram.
La stanza di sinistra era quella dedicata al rito iniziatico cui si doveva sottoporre chiunque volesse abbracciare questo culto: in cosa consistessero queste prove non si sa esattamente. Da lì il fedele passava nell’ambiente centrale, il Caelus, nel quale, alla presenza del Pater avveniva il rito della purificazione, simile al battesimo, con l’utilizzo di acqua: sul pavimento sono visibili, infatti, i resti di una vasca. Sulla nicchia di fondo sette cerchi concentrici affrescati rappresentano i sette pianeti allora conosciuti.
Nel mitreo fu rinvenuta una bellissima opera in opus sectile raffigurante il Dio Sole, oggi al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo.


per Roma Sotterranea, Adriano Morabito


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