Programma completo delle visite guidate

 
Riportiamo di seguito il programma completo delle visite promosse dall'Associazione in collaborazione con la nostra referente Anita.

Cittą dell'acqua- Il Vicus Caprarius a Fontana di Trevi.
20 Gennaio 2018

 
Cittą dell'acqua- Il Vicus Caprarius a Fontana di Trevi.
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Durante i lavori di ristrutturazione del Cinema Trevi, a pochi passi dalla famossissima fontana, è stata effettuata una campagna di indagine archeologica, svoltasi tra il 1999 e il 2001, a cura di Antonio Insalaco che sarà presente e illustrerà il sito.  

Le strutture rinvenute,durante i lavori di ampliamento del Cinema Trevi, sono riferibili ad un caseggiato articolato in due edifici contigui ma indipendenti: un’insula (una struttura destinata alla residenza intensiva), la cui prima fase risulta databile in età neroniana (54-68), testimonianza di quella nova urbs voluta da Nerone dopo l’incendio che nel 64 devastò la città.

Dopo due  importanti fasi di ristrutturazione, alla metà del IV secolo, l’insula fu trasformata in una domus, una lussuosa residenza signorile (come testimoniano i lussureggianti marmi policromi).    

La presenza costante dell’acqua (da qui l’affascinante nome di Città dell’Acqua) è l’elemento che caratterizza maggiormente quest’area archeologica: l’Acquedotto Vergine (di cui l’attigua Fontana di Trevi è la monumentale mostra barocca), infatti, si presenta nel sottosuolo con la grande cisterna di distribuzione rimessa in luce dagli scavi; e l’acqua, sgorgando dalle sue antiche condutture, filtra tuttora ininterrottamente tra le mura millenarie.


Necropoli Ostiense
21 Gennaio 2018

 
Necropoli Ostiense
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ATTENZIONE PREVISTA DOMENICA ECOLOGICA QUINDI PROPONIAMO UN SITO ADIACENTE ALLA METRO DI S. PAOLO.


Il sepolcreto si trova all’incrocio tra via Ostiense e via delle Sette Chiese, nei pressi della basilica di S. Paolo.
 E’ celebre proprio per la presenza della tomba dell’apostolo Paolo, ma riveste grande importanza anche perché testimonia il graduale passaggio dal rito dell’incinerazione a quello dell’inumazione, avvenuto tra il II e il III secolo d.C.
Il sepolcreto, che copre un arco cronologico compreso tra il II secolo a.C. e il IV d.C., si sviluppa su tre ripiani principali: alle tombe più antiche, costituite da una cella in blocchi squadrati di tufo, si sovrapposero in epoca imperiale tombe in laterizio ed un colombario.
I reperti rinvenuti nel sepolcreto, ora in gran parte custoditi  nei Musei Capitolini e nell’Antiquarium Comunale, sono costituiti da iscrizioni e urne cinerarie in marmo decorate con motivi floreali.
Da segnalare alcuni modesti gioielli in oro e aghi crinali (spilloni per capelli) d’argento, appartenenti al corredo funebre di una giovane fanciulla.  

Per la scheda completa sull'area archeologica clicca qui.


Il sepolcro sommerso di Aulo Irzio e il Palazzo della Cancelleria
27 Gennaio 2018

 
Il sepolcro sommerso di Aulo Irzio e il Palazzo della Cancelleria
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ll sepolcro, scoperto casualmentenel 1938,  si trova sotto il palazzo della Cancelleria; attualmente risulta in gran parte sommerso dalle acque dell’Euripus, il canale che attraversava il Campo Marzio per sfociare nel Tevere.
Con la costruzione dei muraglioni sul Tevere alla fine dell’Ottocento, furono ostruiti gli sbocchi al fiume dell’Euripus e di altri canali di scarico della zona, provocando così l’innalzamento e il ristagno delle acque.
Il sepolcro, tagliato in parte dalle fondazioni del Palazzo della Cancelleria, è costituito da un recinto con basamento in tufo, da un muro in laterizi e da una copertura a doppio spiovente in travertino.
Alcuni cippi che delimitavano l’area funeraria, riportano il nome del console Aulo Irzio, luogotenente di Cesare morto insieme al collega Vibio Pansa nella battaglia di Modena contro Antonio del 43 a.C. Dopo l’eroica morte dei due consoli, il Senato romano decretò che fossero costruiti per loro due sepolcri nel Campo Marzio a spese pubbliche.
La tomba di Vibio Pansa dovrebbe dunque trovarsi nelle immediate vicinanze. Appoggiate al sepolcro furono inoltre rinvenute alcune lastre scolpite a rilievo, la cosiddetta Ara dei Vicomagistri di epoca claudia (41-54d.C.) e i due rilievi della Cancelleria dell’epoca di Domiziano (81-96 d.C.).
Queste opere, tra le più importanti dell’arte romana, sono esposte ora ai Musei Vaticani, mentre nel palazzo della Cancelleria sono conservati i calchi.

Il Palazzo della Cancelleria, esempio di architettura rinascimentale a Roma, fu iniziato intorno al 1485 per volere del cardinale Raffaele Riario, nominato da papa Sisto IV, suo zio, titolare della basilica di S. Lorenzo in Damaso.
I lavori, a cui secondo il Vasari prese parte il Bramante, comportarono la distruzione della precedente chiesa (che venne ricostruita ed inglobata nel nuovo edificio) e si conclusero, tra il 1511 ed il 1513, sotto il pontificato di Giulio II Della Rovere, il cui stemma araldico è visibile ai lati della facciata insieme a quello di Sisto IV, anch’egli appartenente alla famiglia Della Rovere; poco dopo il suo completamento l’edificio venne confiscato ai Riario per divenire sede della Cancelleria Apostolica.
Nel corso del ‘500 venne eseguita la decorazione interna; altri interventi si ebbero nel XVII e soprattutto nel XVIII secolo, quando nel palazzo venne ricavato, su progetto di Filippo Juvarra, un piccolo teatro oggi non più esistente.
L’edificio, che in base ai Patti Lateranensi gode dell’extraterritorialità, ospita attualmente il Tribunale della Sacra Romana Rota, la Pontificia Accademia Romana di Archeologia e la Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa.
Il prospetto principale, integralmente rivestito di travertino, si caratterizza per l’accentuato sviluppo orizzontale e per la posizione decentrata dell’ingresso. La testata curvilinea verso Campo de’ Fiori e Via del Pellegrino è impreziosita da un balcone finemente scolpito attribuito ad Andrea Bregno. All’interno si segnala il magnifico cortile a tre ordini oggi unanimemente attribuito, almeno per l’ideazione, al Bramante.
anNella Sala Riaria è un quadrante d’orologio dipinto dal Baciccia, mentre il Salone dei Cento Giorni presenta, entro architetture dipinte, affreschi di Giorgio Vasari ed aiuti (1546). L’Appartamento Cardinalizio ospita la Cappella del Pallio (stucchi e dipinti del Salviati) e il Salone di Studio con volta affrescata da Perin del Vaga.
Indagini archeologiche risalenti agli anni ’40 del secolo scorso portarono alla scoperta di importanti rilievi oggi ai musei Vaticani, di un mitreo e del sepolcro del console Aulo Irzio.


Cave di pozzolana ora Mausoleo delle Fosse Ardeatine.
28 Gennaio 2018

 
Cave di pozzolana ora Mausoleo delle Fosse Ardeatine.
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Si tratta di cave di tufo situate tra le catacombe di Domitilla e di S. Callisto sulla via Ardeatine , luogo scelto per  l’eccidio di 335 prigionieri perpetrato, la sera del 24 marzo 1944, dalle truppe d’occupazione tedesche come rappresaglia per i 33 commilitoni caduti durante l’azione di guerra condotta dai partigiani a Via Rasella. 


Tra le 335 vittime, scelte a caso, c'erano diversi prigionieri politici, tradotti dal carcere di via Tasso, numerosi ebrei ed alcuni civili.

Oggi il luogo è uno dei monumenti ai valori della Resistenza. All’entrata un gruppo di tre figure in travertino idealizzano quelle dei caduti. Una galleria si immette nell’antica cava di pozzolana e conduce al luogo dell’eccidio dove sorge il Sacrario.

Qualche giorno dopo il massacro, che riguardò un numero di vittime maggiore rispetto a quello che l’ordine originario aveva prescritto, fecero saltare con la dinamite le volte della galleria per ostruire l’accesso alla cava.
Nel 1947 Kappler, che era stato arrestato dagli inglesi, fu processato e condannato all’ergastolo da un tribunale militare italiano. Rinchiuso nel carcere di Gaeta, nel 1976 fu trasferito all’ospedale militare del Celio per motivi di salute. Da qui però evase, con l’aiuto della moglie, il 15 ag. 1977, provocando un enorme scandalo e le dimissioni dell’allora ministro della Difesa V. Lattanzio.
E. Priebke, aiutante di Kappler, fu arrestato in Argentina ed estradato in Italia solo nel 1995. Fu processato per l’eccidio nel 1996, ma il tribunale militare giudicò il reato estinto, suscitando le proteste dei familiari delle vittime e sdegno nell’opinione pubblica. Condannato all’ergastolo dalla Corte d’appello (1998), lo scontava agli arresti domiciliari. Dal 1949 un sacrario costruito sul luogo dell’eccidio, meta di continui pellegrinaggi, ne custodisce la memoria.



Porta Asinaria e il camminamento delle Mura Aureliane(apertura speciale)
4 Febbraio 2018

 
Porta Asinaria e il camminamento delle Mura Aureliane(apertura speciale)
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domenica 4 gennaio è la prima domenica del mese e i residenti a Roma pagheranno 11.00€ mentre i non rsidenti 15.00€ 

L’antica porta Asinaria  divenuta ormai inagibile per il progressivo innalzamento del livello stradale circostante (circa 9 metri) e anche per questo inadeguata a sostenere il volume di traffico automobilistico e quello pedonale, è chiusa da una cancellata che rende il luogo un’isola tranquilla tra il caos della zona.
La sola, tra le porte antiche di Roma, ad avere contemporaneamente torri cilindriche affiancate a torri quadrangolari e questo conferma che una struttura così poderosa ne faceva, di fatto, una fortezza che ci da ora la possibilità di visitare l'interno delle mura e percorrere il camminamento di ronda.

La porta prende il nome dall'antica via Asinaria, che si congiungeva, più avanti, alla via Tusculana. Secondo una versione del XIV secolo, pare invece che nei pressi della porta si trovasse il “foro degli asini”, il mercato in cui gli animali giunti a Roma dalle regioni del sud venivano venduti ai contadini della campagna romana. Non è comunque da escludere, sebbene non vi sia alcuna conferma, che prenda il nome da qualche illustre personaggio di fine repubblica, probabilmente lo stesso console Asinio Pollione che fece costruire la strada. Venne definitivamente chiusa nel 1574, contemporaneamente all’apertura della vicina Porta San Giovanni, resa necessaria nell’ambito della ristrutturazione dell’intera area del Laterano.  


S. Paquale Baylon: sotterranei di Trastevere
10 Febbraio 2018

 
S. Paquale Baylon: sotterranei di Trastevere
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Le strutture settecentesche dell’Istituto di S. Pasquale Baylon , dopo i recenti restauri, hanno restituito un vasto tratto della Trastevere imperiale e medievale.  
Trastevere ospitò, durante l’avvio della fase imperiale, le classi più popolari che iniziarono ad abbandonare l’Aventino per vivere nella zona che in passato fu sede di pastorizia e passaggio degli Etruschi e che rimase per secoli al di fuori dei confini della città.    
Si avrà la possibilità di scoprire la struttura di una antica strada su cui poggiavano edifici del popolo, le insule, trasformate successivamente in ricche  domus con ambienti decorati ad affresco e pavimenti mosaicati.  


Casa- Museo di De Chirico a Piazza di Spagna
17 Febbraio 2018

 
Casa- Museo di De Chirico a Piazza di Spagna
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ATTENZIONE la prenotazione deve avvenire telefonicamente al 3205560439: NUMERO DEI POSTI LIMITATO,  QUINDI SI FORMERANNO 2 GRUPPI, IL PRIMO ORE 10.30 , IL SECONDO ORE 11.30.

PER I MINORI DI 18 ANNI E I MAGGIORI DI 65 COSTO VISITA- BIGLIETTO 16.00€ PER TUTTI GLI ALTRI 18.00€

“Dicono che Roma sia il centro del mondo e che piazza di Spagna sia il centro di Roma, io e mia moglie, quindi si abiterebbe nel centro del centro del mondo, quello che sarebbe il colmo in fatto di centrabilità ed il colmo in fatto di antieccentricità.” 

Giorgio de Chirico Memorie della mia vita

La casa di Giorgio de Chirico occupa i tre piani superiori del seicentesco Palazzetto dei Borgognoni al n°31 di Piazza di Spagna. L’artista ha vissuto qui gli ultimi trent’anni della sua vita, insieme con la seconda moglie Isabella Pakzswer Far che continuò ad abitarvi fino al 1990, anno della sua scomparsa.

Arrivato a Roma nel 1944, dopo un lungo girovagare tra diverse città Europee e un soggiorno importante a New York, de Chirico risiede definitivamente nella casa di Piazza di Spagna dal 1948, all’età di sessant’anni. L’abitazione, collocata in una posizione “strategica”, nel cuore di quello che fu considerato il centro culturale e artistico della città fin dal Seicento – con gli ateliers di Via Margutta e Via del Babuino, le gallerie, lo storico Caffè Greco in Via Condotti, nonché l’affascinante scenario di Trinità dei Monti e di Villa Medici – rappresentò per l’artista maturo il luogo ideale dove stabilirsi e continuare a lavorare.

Inaugurata il 20 novembre 1998, anniversario ventennale della scomparsa del Pictor Optimus, la Casa-Museo offre un’occasione esclusiva di avvicinarsi al mondo privato e quotidiano dell’artista, nonché di accedere al suo originale immaginario artistico, in un sorprendente e suggestivo intreccio tra arte e vita.

Il restauro degli ambienti e degli arredi, di tipico gusto anni Cinquanta, ove è stato possibile sono stati eseguiti con rigore filologico, secondo foto d’epoca e testimonianze storiche. I sontuosi ambienti del piano principale ci immergono in una visione rubensiana di grandi saloni di stile seicentesco, con un cospicuo numero di opere, alcune in preziose cornici dorate, tende damascate color rosso (rifatte in base a quelle originali), argenti, putti in legno, tavolini di marmo e poltroncine stile Luigi XVI:  la parte più vitale della casa, vivace luogo di incontri e ricevimenti. Dipinti e sculture sono esposti con l’obiettivo di far conoscere al pubblico i diversi soggetti e temi elaborato dal Maestro, conducendoci lungo un percorso affascinante: dalla selezione di opere degli anni ’40 e ’50 – tra le quali alcuni mirabili d’apres dai Grandi Maestri, ritratti di Isabella e autoritratti – passando per il particolare corpus delle “Vite silenti” esposte nella sala da pranzo, fino alla produzione pittorica degli ultimi dieci anni della sua carriera, il periodo cosiddetto “Neometafisico”, visibile nella parte nuova della casa acquistata verso la fine degli anni Sessanta.

Infine, le sculture in bronzo, poi dorato o argentato, come presenze silenziose disseminate nei vari ambienti, raccontano i miti classici reinterpretati secondo l’immaginario dechirichiano o i personaggi della sua personale mitografia.

Al secondo piano, troviamo gli ambienti più intimi della casa, le stanze da letto e lo studio dell’artista. Quest’ultimo, ricostituito nel modo più vicino possibile a quello esistente quando ci lavorava de Chirico, rappresenta senza dubbio il luogo più suggestivo: la luce che filtra dall’ampio lucernario del soffitto si posa sul cavalletto e sui numerosi oggetti del mestiere – pennelli, colori, cornici, e la tavolozza usato dal Maestro – lasciati lì come pronti per il prossimo lavoro. Diversi modelli in gesso di statue antiche, gladiatori e cavalli, sovrastano la biblioteca personale dell’artista.