Cave di Via Casilina

di Ivano Stranieri
pubblicato il 23 Gennaio 2021
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A fine 2020 Roma Sotterranea riscopriva una cava di pozzolana successivamente adibita a ricovero durante la Seconda Guerra Mondiale su segnalazione di alcuni cittadini. Lo studio del complesso sistema caveale è ancora in corso.

A seguito di una segnalazione proveniente fortuitamente da diversi condomini, a fine Dicembre 2020 gli speleologi di Roma Sotterranea hanno effettuato una prima attività di ispezione presso un condominio di Tor Pignattara che prospetta su Via Casilina, in una zona già ampiamente nota a livello geologico per la presenza di cavità.

L'accesso alle cavità avviene da un ambiente seminterrato chiuso da una porta metallica che nasconde una lunga scala in mattoni che permette di raggiungere il piano di calpestio della cava, situato a circa 10 metri di profondità rispetto al piano campagna. Un grande pozzo rettangolare si trova sulla verticale della scala proprio nel suo punto terminale, ed è visibile anche nel condominio, protetto da una grata.

Le gallerie che si incontrano risultano essere chiaramente delle cave di pozzolana, ovvero dei vuoti che costituiscono il risultato dell'estrazione del materiale pozzolanico utilizzato per la costruzione della città di Roma. I primi ambienti sono caratterizzati dalla presenza di ampie murature di in cemento e mattoni che svolgono il ruolo di sostegno delle fondazioni dei palazzi soprastanti, metodologia riscontrata anche in altre cavità di Roma nel quadrante Sud Est.

All'interno delle gallerie, nei tratti meglio conservati, sono visibili alcuni segni che rivelano la presenza di un ricovero non ufficiale della Seconda Guerra Mondiale, tra cui alcuni segnali per numerare le zone di ritrovo, i resti di un impianto elettrico con tanto di isolatori in ceramica e lampade, ed alcuni segnali spia per verificare la tenuta dei pilastri di fondazione degli edifici soprastanti. Le attività di ricerca bibliografica ha permesso di rinvenire un documento del 25 Giugno 1947 del servizio tecnico dell'Istituto Case Popolari (I.C.P.) in cui si evidenziavano alcuni accorgimenti necessari per trasformare la cava in ricovero antiaereo, quali applicazioni di puntellature anticrollo, prese d'aria e la realizzazione di un nuovo accesso dall'esterno. Rispetto agli interventi elencati risultano essere stati effettuati come da progetto sia le prese d'aria, sia il nuovo accesso, mentre non c'è traccia delle puntellature descritte.

Sorpassando alcune aree di crollo le cave incontrano più in quota una porzione di cava sicuramente di epoca romana, rimaneggiata e di cui restano solamente un paio di ambienti. Le cave procedono poi in direzione Est con un andamento singolare in quanto non presentano rami laterali ma hanno uno sviluppo molto rettilineo probabilmente per non far procedere l'escavazione sotto Via Casilina e sotto edifici vicini al condominio già esistenti. Le cave terminano poi diverse decine di metri verso Est, con alcune sale che sembrano appartenere ad un periodo  di escavazione completamente differente e con un pozzo verticale che collega l'impianto caveale con l'esterno a ridosso di Via Casilina, da una piccola feritoia su strada.

A seguito delle prime esplorazioni si è verificato uno sprofondamento all'interno del condominio che ha interessato la cava: Roma Sotterranea, su incarico della Protezione Civile di Roma Capitale, ha effettuato ulteriori sopralluoghi verificando che tale sprofondamento altro non era che il cedimento di una soletta che obliterava l'accesso della seconda discenderia, senza che ci fossero ulteriori emergenze o situazioni di rischio.

In accordo con Protezione Civile e Condominio, Roma Sotterranea è tutt'ora impegnata nel rilievo plano altimetrico con stazione totale delle gallerie che si estendono su tre livelli differenti, sul posizionamento del rilievo sulla cartografia di riferimento e sulla caratterizzazione degli elementi rinvenuti.