Acqua Traiana: il sistema idraulico delle Sette Botti

di Ilaria Carmen Restifo
pubblicato il 3 Febbraio 2022
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Roma Sotterranea dal 2018 al 2021 ha partecipato come attore principale ad un progetto pilota per uno studio organico dell’Acquedotto Traiano-Paolo.

Acquedotto Traiano Paolo

Introduzione

La pubblicazione del volume "Aqua Traiana: Le indagini fra Vicarello e Trevignano Romano" costituisce il risultato finale di un lungo processo di organizzazione e indagini sul campo, frutto di un progetto multidisciplinare reso possibile dall'impegno di diversi attori. Roma Sotterranea ha avviato la collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina a questo progetto già nel 2018 e figura tra gli autori del volume.

L'iniziativa mira a ottenere la completa documentazione del tratto in analisi per una maggiore conoscenza dell'antica infrastruttura. La porzione studiata da Roma Sotterranea, sotto la guida di Elettra Santucci, si trova in località Sette Botti, un'area caratterizzata dalla presenza di numerose sorgenti e strutture di captazione, collegate tra loro da una fitta rete cunicolare. 

 

Descrizione generale del progetto

Già nel 2018, la Sovrintendenza Capitolina, in collaborazione con Acea Ato-2, avvia un progetto di studio di una porzione significativa dell'Acquedotto Traiano presso Trevignano, e propone all'associazione Roma Sotterranea di collaborare, insieme ad altri attori, a un progetto pilota mirato a uno specifico approccio di indagine sulle infrastrutture storiche sotterranee.

La porzione oggetto del programma di studio è quantificabile in un tratto di circa un chilometro del condotto principale dell'Acquedotto Traiano, tra l'immissione di Vicarello e quella della Calandrina, e dei sistemi di adduzione che si innestano sul condotto provenendo da Nord. Intermediario alle due reti di adduzione suddette, si trova il complesso sorgentizio delle Sette Botti, che è stato particolare oggetto di analisi dell'Associazione Roma Sotterranea.

Il progetto si propone di restituire l'andamento del condotto principale, rilevare le rispettive reti di adduzione, segnalare gli imbocchi con i rami secondari, effettuare una documentazione fotografica e una schedatura delle tecniche murarie, nonché segnalare eventuali criticità quali la presenza di radici, crepe, crolli. Fine ultimo dell'iniziativa, la possibilità di proporre la replica delle metodologie attuate su altri tratti dell'acquedotto, come primo passo verso un più ampio programma di documentazione.

 

Il sistema di captazione delle Sette Botti

Il toponimo "Sette Botti" deriva il suo nome dalla presenza di botti, ovvero cavità murarie adibite alla raccolta delle acque. E appunto in una mappa del catasto di Vicarello del 1750 si riscontra il toponimo "Cinque Botti", variato successivamente in "Sette Botti", come testimoniato in una mappa del 1789 conservata presso l'Archivio di Stato. La località che ospita questo particolare sistema sorgentizio è situata presso Trevignano Romano e si sviluppa su un declivio naturale digradante verso la sponda Nord del Lago di Bracciano.

La rete cunicolare di captazione delle Sette Botti è costituita da un condotto primario lungo ca. 200 metri, con orientamento NE-SO e scorrimento delle acque a SO,  e da tre rami di immissione secondaria che captano le acque a monte del sistema e si innestano sul condotto primario in tre punti distinti, sfruttando il naturale declivio e confluendo in una Camera di Unione che a sua volta collega l'intero complesso sorgentizio al condotto principale dell'Acquedotto Traiano diretto a Roma.

L'accesso al sistema delle Sette Botti avviene tramite una botola dell'ACEA posta a valle del complesso sorgentizio, presso la Camera di Unione, profonda circa 2 metri e dotata di 5 pioli per la discesa. L'esplorazione è quindi avvenuta risalendo a ritroso il flusso delle acque, fino alla porzione iniziale del ramo primario, posta a NE e scavata nella roccia viva.

Il complesso è caratterizzato da uno straordinario stato di conservazione delle strutture, per lo più di epoca traianea, con reimpiego delle stesse ad opera di Papa Paolo V Borghese all'inizio del XVII Secolo. Si tratta di una struttura particolarmente articolata che unisce l'uso di tecniche murarie diverse, associate a specifici metodi costruttivi finalizzati all'intercettazione e alla canalizzazione delle acque sotterranee.

Il ramo primario, oltre a ricevere le acque dai rami secondari, svolge esso stesso la funzione di intercettare la circolazione idrica sotterranea. Lungo i 200 metri del rettilineo, infatti, sono state messe in opera numerose tecniche di captazione finalizzate a convogliare ogni stilla d'acqua disponibile all'interno dello speco. Una particolarità aggiuntiva è testimoniata dalla presenza di una serie di bocchette di presa sul lato N del condotto e da diverse feritoie alla base della muratura per la captazione idrica. 

Partendo da NE, la prima porzione dello speco è scavata direttamente nel banco tufaceo e presenta un andamento leggermente curvilineo. In questo tratto, lo speco ha un'altezza di m 4,60. In prossimità della curvatura ha inizio un paramento di laterizi e, dopo circa m 8, è visibile sul lato sinistro una spettacolare scala di servizio in laterizi composta da otto gradoni con alzata di cm 30 che in epoca successiva deve essere stata defunzionalizzata, come testimonia la volta murata.

Subito dopo la discenderia, l'altezza del condotto diminuisce sensibilmente, attestandosi a m 2,20 e mostra una volta in opera cementizia su centina lignea. Da questo punto in poi, sulle pareti del condotto è presente un'alternanza di tecniche murarie che partono da un'opera mista su blocchi di leucitite per permettere all'acqua di filtrare alla base, passando a un'opera laterizia su blocchi di leucitite con la stessa funzione, poi a un tratto in opera laterizia con pavimentazione in bipedali, e infine ad una porzione rivestita in cocciopesto in prossimità della Camera di Unione.

Il condotto delle Sette Botti mostra pozzi di ispezione di epoca traianea in ottimo stato di conservazione. In particolare, sono presenti due pozzi in opera reticolata che si aprono a sezione quadrata sulla volta, poggiati su ghiere di leucitite. 

Il Pozzo 1 si apre sulla volta a circa 60 m dalla discenderia, in corrispondenza di una prima immissione proveniente da NO con andamento a T, realizzata per intercettare alcuni affioramenti sorgentizi in prossimità del piano di calpestio esterno. 

Il Pozzo 2 ha caratteristiche costruttive simili al primo e lo si incrocia più avanti, in corrispondenza del secondo ramo di immissione, lungo un tratto caratterizzato da una pavimentazione in bipedali. Questa immissione è stata realizzata per captare le acque di due affioramenti sorgentizi sormontati da due botti distinte. I condotti provenienti dalle due botti convergono in un unico tratto comune, attraverso cui le acque captate sono immesse nel Pozzo 2.

Subito dopo questo punto, inizia il tratto finale del ramo primario che, dopo una curva netta verso S, si immette nella Camera di Unione con un salto di circa 2 m. Quest'ultimo tratto presenta un rivestimento in cocciopesto sulle pareti e sul fondo, dove sono presenti cordoli angolari. Il rivestimento murario mostra a tratti lacune dalle quali si intravede la muratura sottostante, composta da blocchi irregolari di leucitite.

A pochi metri prima del salto, è presente sulla destra del condotto il terzo ramo di immissione, che a sua volta si biforca e riceve le acque di due rami secondari: uno proveniente da NO e collegato alla botte 3, l'altro proveniente da SO e collegato rispettivamente alle botti 4, 5 e 6.

A mezzo di una piccola cascata, le acque del ramo primario si immettono infine nella Camera di Unione, la botte terminale in cui sono convogliate le acque dell'intero complesso. 

Si tratta di una camera a pianta rettangolare e volta a botte che riveste una triplice funzione: ricezione, filtraggio e decantazione delle acque. La base dell'ambiente è infatti divisa in due sezioni: una prima area di ricezione e filtraggio in cui sono depositati grossi blocchi di pietra vulcanica che fungono da filtro per le impurità; un'area che accoglie le acque filtrate tramite un muretto divisorio con passaggi a cappuccina che svolge la funzione di decantazione, prima che le acque passino nel condotto principale diretto a Roma.

Un particolare suggestivo in questo ambiente intonacato è rappresentato dai graffiti che testimoniano il passaggio di chi frequentò questi luoghi attraverso i secoli: 1670, 1755, 1764, 1829, 1902. In un punto si legge: "Ogi Giunio 1902 a fatto questa ma(l)ta e muro Stefanelli Giuliano di Trevignano Romano".