Ricerca e scavi a Monteverde: spettacolari cave ipogee sotto le catacombe ebraiche
Comunicato stampa della Soprintendenza Speciale per i beni archeologici di Roma
Lo studio sulla Catacomba ebraica di Monteverde ha preso le mosse nell'autunno del 2009 dal rinvenimento, in via Vincenzo Monti, di cavità sotterranee riferibili all'antico cimitero. Ma è stata anche l'occasione per la riscoperta delle coltivazioni di tufo lungo i versanti meridionali del rilievo e nell'area più a sud (Pozzo Pantaleo), sino all'area dell'Ospedale S. Camillo. Longeve coltivazioni: certamente praticate dall'epoca romana, si sono protratte sino ai primi decenni del ‘900.
La ricerca, promossa e diretta dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, è stata patrocinata dalla Presidenza del Consiglio Provinciale di Roma e dal Municipio Roma XVI (attuale XII), e ha previsto lo spoglio completo, in Italia e all'estero, dei documenti di archivio e bibliografici, il reperimento e l'analisi delle mappe, delle carte storiche e delle fotografie aeree riguardanti l'area della collina di Monteverde, oltre al riesame delle circa duecentocinquanta epigrafi e suppellettili funerarie provenienti dalla catacomba. È stata inoltre effettuata una mappatura delle presenze antiche attestate nell'area, così da ricostruire l'assetto territoriale della zona, dal 1600 fino ai giorni nostri.
Lo studio della Soprintendenza ha colmato importanti lacune sulla localizzazione e sull'articolazione interna della catacomba ebraica, frequentata tra il III secolo e la metà del V, e ha ricostruito le vicende moderne dalla sua scoperta, avvenuta nel 1602 grazie al cultore di antichità cristiane Antonio Bosio. Seguendo un filo nascosto in archivi fotografici e biblioteche, le archeologhe Daniela Rossi e Marzia Di Mento hanno rintracciato in Germania un nucleo di foto del 1904, scattate quando Nikolas Mueller, archeologo tedesco, verificò la scoperta di Bosio, la catacomba ebraica.
Tutti i dati raccolti ed elaborati sono confluiti nel volume dal titolo "La catacomba ebraica di Monteverde: vecchi dati e nuove scoperte", a cura di Daniela Rossi e Marzia Di Mento, edito nel mese di aprile del 2013.
Le straordinarie cave di Tufo lionato
L'attività di cava, proseguita per centinaia di anni, ha creato una fitta rete di gallerie profonde, alcune delle quali hanno causato il cedimento delle soprastanti catacombe ebraiche. Nel corso dell'esplorazione, condotta per conto della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma dall'Associazione speleologica Roma Sotterranea, è stato possibile documentare i percorsi delle gallerie scavate nel tufo, rinvenute a due livelli: il primo a 10 metri per una lunghezza di 7; e la seconda a 20 metri di profondità che velocemente scendono fino a 25 e si estendono per centinaia di metri descrivendo grandiose sale sorrette da pilastri naturali o artefatti. L'accesso da un cunicolo è stato possibile grazie all'intervento degli speleologi di Roma Sotterranea che hanno documentato gli spazi e i percorsi dei tunnel. La notevole profondità, unita alla circostanza del forte declivio collinare, fanno ipotizzare che le gallerie dovessero avere un accesso diretto dal piede della collina di Monteverde. Una prima analisi che potrebbe trovare conferma durante la prossima prosecuzione dei lavori.
Va tenuto presente che fino all'Ottocento il rilievo di Monteverde era costituito per lo più da un paesaggio agricolo, con ville, sparsi casali e vigne. I versanti presentavano balze e salti morfologici piuttosto ripidi, oggi non più visibili a causa delle intense urbanizzazioni, sviluppate soprattutto dagli anni '60 in poi. Ma prima dello sviluppo urbanistico, a modificare il territorio sono intervenute le attività di cava in sotterraneo, nella formazione del Tufo Lionato, minerale assai solido e impermeabile e perciò adatto alle costruzioni.
L'estrazione del Tufo Lionato, detto anche di Monteverde, si è protratta dall'epoca romana sino ai primi anni del ‘900. Attualmente tutti gli antichi accessi alla rete caveale in sotterraneo sono stati riempiti e completamente obliterati dalle urbanizzazioni e l'unica significativa memoria rimasta è la scarpata tufacea con vari accessi agli ipogei che si sviluppa lungo via di Ponziano.