Ambienti sotterranei di San Salvatore in Onda
Nella primavera del 2011 l'Associazione culturale Roma Sotterranea è stata incaricata dalla soprintendenza statale dello studio, l'analisi e il rilievo degli ambienti posti al di sotto della basilica di San Salvatore in onda.

Introduzione
Posta lungo via dei Pettinari, la basilica di San Salvatore in onda, passa quasi inosservata lungo la stretta strada che ricalca fedelmente un antico tracciato cittadino, posto oggi circa sei metri più in basso, che collegava l'originario Pons Agrippae, con il Teatro di Pompeo. Risalente alla fine dell'XI secolo, la basilica viene menzionata per la prima volta in una bolla di papa Onorio II del 1127, nella quale si nomina un presbiter Crescentius Salvatoris in Unda. L'appellativo "in onda" derivò dalle innumerevoli inondazioni del Tevere che interessarono in passato la zona posta lungo le sponde del fiume.
Descrizione degli ambienti ipogei
Le strutture presenti negli ambienti posti al di sotto della basilica di San Salvatore in onda, datate grazie ai numerosi bolli laterizi rinvenuti, al periodo traianeo (98-117 d.C.) furono identificate come uno dei numerosi horrea, vale a dire magazzini, che erano presenti in questa zona della città, lungo la maggior parte della riva sinistra del Tevere, posti di solito su due livelli, con un porticato prospiciente il fiume.
Per accedere a tali ambienti, una volta scesi nella cripta posta al di sotto del pavimento del presbiterio della chiesa, bisogna aprire una botola per raggiungere il sottostante livello posto a circa 3,70 m più in basso. Ci si trova quindi in un ambiente voltato alto 3,50 m, largo 4,70 m circa e lungo in totale quasi 19 m. L'ambiente risulta oggi stravolto e in gran parte occupato da alcune strutture di fondazione perpendicolari ad esso, realizzate al momento della costruzione del sovrastante edificio di culto.
Dal punto di vista delle strutture murarie, alcune furono realizzate in opera laterizia, altre in opera mista (opera reticolata e opera laterizia). Il piano su cui si cammina non è quello originale: non vi sono infatti segni di pavimentazione e i grandi archi di scarico, in alcuni casi anche doppi, visibili sulle pareti, fanno ipotizzare un ambiente sicuramente più alto di come appare oggi a causa del riempimento; quasi sicuramente era inoltre presente almeno un piano superiore, corrispondente al livello dell' attuale cripta.
Nel primo ambiente, a pianta quadrata, posto a sinistra rispetto all'attuale scala di accesso, sono da notare due aperture con volta a cappuccina, poste al livello del piano di calpestio, una delle quali oggi utilizzata come accesso all'ambiente successivo; probabilmente, tenendo conto del riempimento sul quale si cammina, all'epoca della costruzione erano poste molto più in alto e quindi possono essere identificate come finestre. I due ambienti successivi, della stessa larghezza del primo ma molto più lunghi se considerati insieme, sono divisi da un'apertura oggi dimezzata a causa delle fondazioni di cui si è detto precedentemente; qui si nota la presenza di una pavimentazione composta da grandi basoli di basalto, così come si usava per le strade; in questo caso però, il selciato, anche se originale, fu qui posizionato in epoca medievale a seguito dell'innalzamento del piano di calpestio.
Procedendo verso sud-est, i sotterranei terminano con una scala che risale verso Via dei Pettinari, rispetto alla quale tali ambienti risultano disposti perpendicolarmente.

L'intervento di Roma Sotterranea
Nella primavera del 2011 l'Associazione culturale Roma Sotterranea è stata incaricata dalla soprintendenza statale dello studio, l'analisi e il rilievo degli ambienti posti al di sotto della basilica di San Salvatore in onda.
L'intervento dell'Associazione è stato diviso in tre distinte fasi: inizialmente ci si è dedicati alla valutazione dello stato di alterazione superficiale delle murature laterizie e tufacee. La superficie delle murature risultava alterata dalla deposizione di uno strato di materiale fangoso di natura argillosa uniformemente distribuito e facilmente removibile mediante spazzolatura. La presenza di un alto grado di umidità, trasudante dalle murature, ha portato a preferire l'utilizzo di spazzole di nylon rispetto a quelle in acciaio per evitare di alterare la superficie, in particolare dei cubilia in tufo di opera reticolata resi particolarmente friabili dall'imbibizione. Le attività svolte sono stato oggetto di accurata documentazione fotografica al fine di valutare lo stato preliminare e quello successivo all'intervento di spazzolatura delle pareti.

Ambiente "A" - parete SE prima e dopo la pulizia effettuata da Roma Sotterranea
Successivamente alla pulizia ci si è occupati della realizzazione di un primo rilievo speditivo, eseguito con bussola e distanziometro laser, finalizzato alla redazione di una planimetria di massima degli ambienti ipogei da poter utilizzare come riferimento nella nomenclatura degli ambienti e delle pareti. Terminate le operazioni di rilievo speditivo si è passati al rilievo approfondito della singole muratura e della scala di accesso agli ambienti ipogei al fine della corretta collocazione degli ambienti sulla pianta catastale.
L'ultima fase si è concentrata sull'analisi, la misurazione e la catalogazione delle lesioni e delle eventuali infiltrazioni presenti su ogni muratura, al fine di valutare, nel corso del tempo, lo sviluppo di eventuali problematiche e programmare interventi mirati alla salvaguardia del monumento.
