Commento alle affermazioni di RomaH24 in merito alle cave di Villa Ada

di Ivano Stranieri
pubblicato il 28 Luglio 2018
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In un periodo in cui vanno tanto di moda le cosiddette "fake news" e le attività di "debunking", ci sentiamo di uscire allo scoperto e dire la nostra in merito a quanto pubblicato in data 19 Luglio dalla testata on-line "ROMAH24".

Durante un incontro congiunto con la Dottoressa Rosalba Matassa, Direttore del Dipartimento Tutela Ambientale, svolto in data 25 Giugno 2018 insieme a numerose altre Associazioni, Roma Sotterranea ha portato all'attenzione la presenza di due cave sotterranee (scavate in epoca differente) situate all'interno del parco di Villa Ada e che meriterebbero maggiore attenzione per la sicurezza dei frequentatori della Villa. Tale intervento è stato supportato da relazioni, foto e rilievi, peraltro già consegnati al medesimo Dipartimento e alla Sovrintendenza statale già nel 2013.

A seguito di tale incontro, siamo stati contattati numerose volte da un giornalista della testata on-line "ROMAH24", presente all'incontro e fortemente intenzionato a scrivere un articolo relativo alle "aree tufacee a rischio presso Villa Ada"; Roma Sotterranea il 3 Luglio ha scelto di declinare tale invito comunicando, come propria prassi ormai ben consolidata, di non alimentare eventuali allarmismi e di non dare risalto a situazioni di dissesto e/o di pericolo, proponendo in alternativa un articolo con un taglio differente da concordare con il Dipartimento stesso, nel quale dare eventualmente risalto ad aspetti costruttivi piuttosto che alla diffusione di allarmismi ingiustificati.

Certi di aver svolto correttamente il nostro ruolo di studiosi del sottosuolo, abbiamo però dovuto constatare con amarezza che ROMAH24 è comunque riuscita a perseguire il proprio intento pubblicando il 19 Luglio e il 20 Luglio sulla propria testata due articoli con la collaborazione di altri speleologi probabilmente meno attenti di noi a dare una immagine positiva dei luoghi che abbiamo il privilegio di poter frequentare "in esclusiva".

Le due cave di cui si parla negli articoli sono ben note alla nostra Associazione: le abbiamo esplorate completamente (anche nelle aree oggi completamente colme di detriti), ne abbiamo rilevata una completamente ed una per metà realizzando anche le sezioni delle aree caratteristiche, ne abbiamo chiesto la chiusura (sia degli accessi sia dei pericolosi pozzi a sfioro alti oltre 9 metri nascosti tra la vegetazione), le abbiamo fotografate e abbiamo fornito evidenza della loro frequentazione da parte di senzatetto ma in 10 anni non ci siamo mai sognati di "renderle pubbliche" con il rischio di farle diventare un luogo frequentato e di aumentarne il rischio.

Tutti noi di Roma Sotterranea siamo orgogliosi di far parte di una Associazione che studia, frequenta, diffonde e difende il sottosuolo della Città Eterna senza sentire mai il bisogno di fare sensazionalismo ed allarmismo da pochi spicci. Preferiamo un po' di sano anonimato piuttosto che una discutibile visibilità.
 

Perchè parliamo di "fake news"

Fin qui la narrazione dei fatti. Ma per quale motivo abbiamo utilizzato i termini "fake news" e "debunking" ?

Gli articoli citati, nel loro stile enfatico e sensazionalistico, raccontano una serie di inesattezze atte solamente a creare stupore e disinformazione. Le racchiudiamo qui, per punti elenco, al fine di mostrare una realtà distante da quanto è stata raccontata:

di questi luoghi ne parla addirittura Niccolò Ammaniti nel suo libro "Che la festa cominci" (Einaudi, 2009) a dimostrazione che di "esclusivo" gli articoli di ROMAH24 non abbiano davvero nulla; 

non vi è alcuna "galleria riservata ai rave party notturni": sulla parete di una galleria si trovano semplicemente due scritte "Disco" e "Bar" con due frecce, lasciate con la bomboletta probabilmente da qualche gruppetto di adolescenti che, marinando la scuola, frequentavano questi luoghi in cerca di avventura; 

la cava in questione non è una discarica come l'articolo vuole lasciare intendere ("oggetti a non finire completano l'arredamento delle grotte"); sono presenti effettivamente oggetti di uso quotidiano e alcuni oggetti abbandonati, ma sono il "normale" e consueto segno della presenza di persone senza fissa dimora che, approfittando delle gallerie aperte, hanno trovato riparo all'interno delle cave;

nei video a supporto dell'articolo si parla di cave che si estendono "per centinaia e centinaia" di metri con andamenti labirintici: le cave di Villa Ada, in realtà, sono relativamente piccole e il rischio di perdersi all'interno è praticamente nullo! La cava più piccola si sviluppa linearmente per meno di 100 metri (i rilievi da noi pubblicati nel 2013) mostrano uno sviluppo planimetrico inferiore agli 850 metri quadrati), mentre la più grande è certamente superiore come estensione ma, essendo stata riempita successivamente al suo inutilizzo, presenta oggi un unico grande corridoio percorribile in cui è impossibile perdersi;

inutile dire che non vi è alcun "luogo dello sballo" all'interno delle cave: si tratta di luoghi abbandonati, utilizzati come spesso avviene da persone senza fissa dimora in cerca di un rifugio asciutto, caldo e riparato soprattutto nella stagione invernale; 

i giacigli, gli oggetti (compresa la valigia, il pallone, il cellulare, ecc.) mostrati in foto si trovano in situ da 10 anni e non sono in alcun modo riconducibili a frequentazioni attuali. 


E' ben lungi da noi l'idea di dichiarare "sicuri" per la frequentazione pubblica questi luoghi, ma cui prodest tale tipologia di divulgazione, esagerata nei fatti e nei modi? Noi rimaniamo della nostra idea, e continuiamo ad occuparci dello studio degli ambienti ipogei, della loro valorizzazione e della diffusione della conoscenza del sottosuolo di Roma; a terzi lasciamo gli articoli ad effetto, i falsi scoop e il sensazionalismo spiccio.