Ambienti sotterranei della Chiesa di Sant'Eusebio
L’Associazione Culturale Roma Sotterranea, su incarico della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (SSBAR), ha effettuato tra luglio 2011 e maggio 2012, il ripristino dell’accesso, lo studio ed il rilievo degli ambienti ipogei della basilica di Sant’Eusebio all’Esquilino
Introduzione
Situata nel rione Esquilino, la chiesa di Sant'Eusebio viene fatta risalire al V secolo d.C. La tradizione indica che la costruzione insista sulla domus del prete romano Eusebio (circa 319-357 d.C.), strenuo oppositore dell'arianesimo, condannato dall'imperatore Costanzo II a morire di fame rinchiuso in una stanza della propria abitazione. L'epitaffio di un clericus trovato nelle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro ad duas Lauros dell'anno 474 è il documento più antico menzionante il titulus di Eusebio. Il titolo divenne poi chiesa intorno al 745; ristrutturata più volte nel corso dei secoli deve il suo aspetto attuale ai rifacimenti di fine ‘700. La chiesa appare oggi rialzata rispetto al piano stradale, collegata con esso mediante una scalinata a doppia rampa. Tale assetto è conseguente ai lavori di sbancamento e urbanizzazione di fine XIX secolo per il nuovo quartiere Esquilino.
L'intervento di Roma Sotterranea
L'Associazione Culturale Roma Sotterranea, su incarico della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (SSBAR), ha effettuato tra luglio 2011 e maggio 2012, il ripristino dell'accesso, lo studio ed il rilievo degli ambienti ipogei della basilica di Sant'Eusebio all'Esquilino. L'attività si è svolta nel corso di otto interventi che hanno consentito la rimozione dei detriti e dei materiali accumulatisi nel corso dei decenni sulla scala di accesso agli ambienti di cava e la realizzazione di un rilievo planimetrico.
L'attività di studio degli ambienti ipogei si è svolta in due fasi:
- inizialmente si è provveduto a rendere fruibile la scala che scende nei sotterranei partendo dagli ambienti situati al di sotto della sacrestia;
- in un secondo tempo è stato effettuato il rilievo con distanziometro laser e bussola.
La documentazione relativa a tali ambienti era praticamente nulla, nessuno studio era mai stato pubblicato e lo stesso Krautheimer, nei suoi lavori del 1937, descrivendo le varie murature degli ambienti sotterranei che si succedevano dalla fine del II secolo fino all'epoca medievale si fermava all'accesso della sopra citata scalinata (Ambienti "A1"-"A2" in Figura 1).

Figura 1
In assenza di studi pubblicati e di qualunque documentazione sulla destinazione d'uso nei secoli passati, è stato possibile risalire solo all'utilizzo di questi ambienti ipogei come rifugio antiaereo nel corso della seconda guerra mondiale. Successivamente, forse a causa di allagamenti e di problemi statici, vennero completamente abbandonati ed utilizzati come discarica dove si accumularono materiali di risulta di diversa natura tanto da renderne particolarmente difficoltoso l'accesso.

Ripristino della scala di accesso
La nostra attività è iniziata con la rimozione di tutto il materiale più ingombrante e pericoloso: tavole di legno, resti di porte e finestre, bottiglie, barattoli di vernice, lastre di vetro ed oggetti di plastica e metallo arrugginito di varia natura.
Una volta terminata tale attività, non senza difficoltà, si è proceduto alla rimozione dello strato di terra e detriti che ricopriva totalmente la scala d'accesso principale per uno spessore medio di circa 30 cm. Durante le operazioni di sterro sono state portate alla luce numerose bottiglie di vetro, resti di statuette sacre di diverse dimensioni, alcune lastre di marmo pertinenti ai lavori di ristrutturazione della vecchia basilica e due frammenti di un'iscrizione marmorea.
Al termine della scalinata un piccolo pianerottolo dà accesso agli ambienti inferiori; si è cercato di liberare quanto più possibile gli ultimi gradini che scendono verso sud-est per render più agevole il passaggio, ma in questo punto l'interro raggiungeva un'altezza variabile tra i 40 e i 50 cm e l'estrema difficoltà nella rimozione e nel trasporto della terra ha reso impossibile la prosecuzione di tale attività.
Al termine del lavoro di pulizia e sterro la scalinata risulta essere composta da 40 gradini realizzati con una serie di laterizi affiancati e cementati; i gradini risultano privi di spigolo in quanto la parte terminale era realizzata mediante assi di legno che rendevano la discesa più sicura. A causa della forte umidità e dell'assenza di manutenzione i legno marcì lasciando solo la sua impronta ed i fori delle due estremità sulle pareti. Per questo motivo la discesa della scala risulta attualmente particolarmente scivolosa.
La volta della galleria, scavata in origine direttamente nel banco di tufo, venne ricoperta in epoca relativamente moderna da malta cementizia; le pareti, rivestite di laterizi, furono in seguito scalpellate per aumentarne l'ampiezza, probabilmente per rendere più agevole il passaggio delle botti. Lungo entrambi i muri sono presenti, a distanza non regolare, alcune nicchie per lucerne o candele.
Ad una distanza di circa 1 m dall'imbocco della galleria, sulla parete di sinistra, è presente un antico condotto romano, di scarico delle acque, di epoca imperiale, con volta cosiddetta a “cappuccina” (Ambiente "K" in Figura 1); questa struttura, della larghezza di circa 0,5 m procede in direzione sud-est per una lunghezza di circa 2 m prima di bloccarsi a causa di un interro (foto 1); le pareti costituite da laterizi risultano ancora in buone condizioni e nella parte superiore sono presenti in situ ancora tre dei bipedali che ne costituivano la copertura.
La presenza di tale condotto a questa quota consente di dedurre che la galleria che scende negli ambienti inferiori sia stata scavata successivamente intercettando tale struttura.
Descrizione degli ambienti sotterranei
Al termine della scala un piccolo pianerottolo ricoperto di terra e detriti di varia natura si sviluppa per 3 m verso sud, terminando su una parete cieca (Ambiente "P" in Figura 1). Sulla destra della scala, attraverso un piccolo passaggio (foto 2), si accede ad un ambiente di cava dalla forma irregolare (Ambiente "C" in Figura 1), delimitato sui lati est e ovest da murature moderne in blocchi di pietra, tufo e cemento, poste a sostegno delle strutture superiori durante i lavori di consolidamento eseguiti nel secolo scorso; sul lato sud, a metà della parete, è presente un sarcofago ad arca in peperino di età repubblicana (Ambiente "S" in Figura 1) (foto 3), lesionato in più punti e privo di parte della zona anteriore e di parte del coperchio. La cassa, scoperta ancora intatta, venne frantumata sul lato corto a colpi di mazza, alla ricerca di oggetti preziosi, come mostrano i frammenti ancora presenti a terra. La porzione ancora in situ, risulta larga 0,80 m per 1,76 m circa di lunghezza. Forse intorno al 1889, la volta dell'ambiente C ebbe un cedimento strutturale, interessando anche il fondo della camera sepolcrale e facendo sì che la cassa in peperino rimanesse sospesa sul soffitto, fino al suo rinvenimento da parte del custode della chiesa (foto 10).

Spostandoci sul lato sinistro della scala la discesa prosegue con altri sei gradini, in pessime condizioni, che scendono verso ulteriori ambienti utilizzati come cantina (Ambienti "C1", "C2", "C3" in Figura 1). Prima di questi ambienti, sopra questi ultimi gradini, sulla volta si apre un pozzo di forma quadrangolare (foto 4) che si sviluppa per oltre 10 m fino al sovrastante cortile, l'antico chiostro del convento. Non potendo accedere a tale zona, poiché facente parte di alcuni uffici di polizia attualmente in ristrutturazione, non si è potuto verificare lo stato del manufatto e il tipo di muratura di cui è costituito.
Sulla parete sinistra, subito alla fine della scala, si trova una piccola vasca di forma ellittica, con foro di scarico centrale, parzialmente incassata nel muro e con il piano di calpestio antistante pavimentato con frammenti di lastre di marmo (foto 5); sopra a questa sono ancora presenti alcune grappe metalliche e la traccia di una tubatura che scendeva dal cortile soprastante e che probabilmente serviva ad incanalare le acque piovane, evitando così di allagare gli ambienti inferiori; parte di questa tubatura in metallo è stata ritrovata semisepolta poco distante.
Gli ultimi ambienti C1, C2 e C3, delimitati da archi in laterizi rivestiti di malta, si sviluppano in tre direzioni.
L'ambiente C1 (foto 6), di forma quadrangolare e con volta a botte in tufo, si sviluppa verso nord-est con una lunghezza di 6 m e una larghezza di circa 2,30 m; la parete di sinistra si presenta rivestita di laterizi e malta con una piccola nicchia di 0,45 m posta a 2,50 m dall'inizio della stanza; i muri di fondo e quello di destra, risultano invece privi di copertura; poco prima della fine dell'ambiente si evidenzia un arco di sostegno in laterizi e malta. Sul piano pavimentale, lungo la parete di destra, sono ancora presenti due blocchi in travertino, solo parzialmente conservatisi, utilizzati probabilmente come sostegno per le botti.
L'ambiente C2, ampio circa 2,25 m, si estende verso sud-ovest per circa 7,40 m, come un lungo corridoio nel quale sono presenti tre sostegni per botti (identici ai due precedentemente illustrati per l'ambiente C1), anch'essi conservati solo in parte. Alla fine del corridoio l'ambiente curva verso sud, in corrispondenza di un arco di sostegno in laterizi e malta, proseguendo per altri 6 m. All'altezza della curva, sulla parete di destra, si apre l'imbocco di quello che sembrerebbe essere l'accesso ad ulteriori ambienti, interrotto però dopo circa 3 m da un crollo. L'ambiente presenta una volta a botte scavata nel banco e le pareti sono prive di rivestimento, fatta eccezione per la parte terminale in cui sia le pareti, che parte della volta, sono rivestite di laterizi e malta, con molta probabilità per dare solidità alla struttura, considerando l'intensa percolazione proveniente in questo punto dal soffitto e dalla parete di fondo.
Proprio nella parte terminale di quest'ambiente (angolo sud), dove sono state rinvenute le murature di sostegno, si è scoperta, in realtà, una struttura realizzata con blocchi di tufo ben squadrati (dimensione dei blocchi, circa 30 × 60 × 40 cm), della quale si conservano due pareti, quella nord (visibile per circa 1,2 m) e quella est (circa 2 m), quest'ultima per intero (foto 7). In altezza si sono individuati 5 filari di blocchi, dei quali l'ultimo scarsamente visibile, per un'altezza di circa 1,1 m. Al di sotto dei blocchi di tufo è presente, invece, una muratura con laterizi di riuso, dell'altezza di circa 0,8 m, che venne realizzata successivamente, per meglio puntellare le pareti in blocchi. Riprendendo le descrizioni del Lanciani, sembrerebbe trattarsi proprio di una camera sepolcrale scavata nel banco, come ben si vede dal taglio di fondazione vicino alla parete nord, foderata con blocchi di tufo e che venne intercettata, in un periodo successivo dall'apertura dell'ambiente C2.
Nella volta scavata nel banco, vicino a questa struttura, è presenta la traccia di un pozzo circolare, del diametro di poco più di un metro, occluso da un riempimento nel quale si intravedono tracce di ceramica, anch'esso intercettato dal posteriore taglio per aprire il suddetto ambiente. Questa camera sepolcrale, insieme con quella rinvenuta nell'ambiente C (senza la fodera in blocchi di tufo), sembrerebbe riferirsi alla famosa necropoli esquilina, di cui tanto parla il Lanciani, e i metri di dislivello tra questi ambienti e quelli delle sovrastanti strutture del II secolo, dovrebbero corrispondere a quelli dell'interro d'età augustea che obliterò la necropoli. Durante i lavori di sterro di fine Ottocento, infatti, risultano tantissimi ritrovamenti di sepolture, per lo più di epoca repubblicana, alcune di queste, più povere, vennero denominate “puticoli” dallo stesso Lanciani. La sepoltura dell'ambiente C, descritta in precedenza, venne rinvenuta nel 1889 dal custode della chiesa, tale Giovanni Compagnucci, il quale riferì di aver ritrovato una cassa di pietra contenente delle ossa, all'epoca ritenute i resti del corpo di Sant'Eusebio. Si tratta, in realtà, di un sarcofago in peperino collocato ancora in situ.
L'ambiente C3 presenta una forma più elaborata: il corpo principale (foto 19) si sviluppa verso est per 5,30 m con una larghezza variabile tra 1,32 m e 1,52 m. Dopo l'arco di accesso sono presenti su entrambi i lati due piccoli vani, quello di destra profondo 1,30 m e largo 1,67m mentre quello di sinistra, largo 1,50 m e profondo 0,80 m, presenta uno sfondamento della parete da cui si intravede una piccola porzione di cava di 4 m di larghezza per 2,30 m di lunghezza, probabilmente murata perché interessata da un crollo. Sulla parete di sinistra del vano principale sono presenti due nicchie mentre, al centro della parete di fondo, un foro di forma circolare, si presenta completamente riempito di interro con materiali di vario tipo tra cui gusci di conchiglie. A 2,70 m dall'ingresso, sulla parete di destra, un'apertura di 1,27 m dà accesso ad una stanza di forma irregolare larga circa 3,70 m e lunga circa 2,80 m. Sulla parete di fronte sono state ricavate due piccole nicchie sovrapposte (foto 8).
Quasi tutte le pareti di questi ambienti sono ricoperte di laterizi e malta, mentre la volta appare parzialmente rivestita solo nel vano principale. In questa zona, si osserva un intenso fenomeno di percolazione delle acque, soprattutto per quanto riguarda l'ultimo vano descritto, che presenta le pareti e la volta quasi totalmente ricoperte di calcare.
Al termine della pulizia e dello studio degli ambienti ipogei si è effettuato il rilievo e il posizionamento sulla mappa catastale.