Villa di Faonte - Ambienti ipogei di Via Cadibona

di Ivano Stranieri
pubblicato il 1 Aprile 2012
Parole chiave

Attività svolte in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma presso gli ambienti sotterranei della cosiddetta "Villa di Faonte" presso Via Cadibona

Introduzione
A seguito del contatto con il Dott. Francesco di Gennaro della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, l'Associazione Culturale Roma Sotterranea ha effettuato dal Luglio 2010 al Febbraio 2012 una serie di attività di indagine speleo-archeologico all'interno del Parco Archeologico compreso tra Via Passo del Turchino e Via delle Vigne Nuove e del terreno che risulta essere di proprietà Lamioni.

La prima fase di studio, conclusasi nel Maggio 2011, ha interessato esclusivamente gli ambienti di pertinenza del Parco Archeologico; durante tali fasi si è provveduto ad effettuare lo sterro, il rilievo ed uno studio approfondito di alcuni ambienti ipogei già noti e parzialmente studiati. A seguito di tali indagini è emersa la presenza di un cunicolo idraulico antico orientato in direzione del terreno di proprietà Lamioni.

Al fine di verificare la presenza e la prosecuzione di tale cunicolo sul terreno sopra citato, e per sondare l'eventuale esistenza di ulteriori ambienti ipogei, sono state effettuate in regime di occupazione temporanea e con la costante presenza e supervisione del personale della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, una serie di attività di varia natura all'interno del terreno, tra cui:

  • prospezioni archeologiche
  • esplorazioni speleologiche
  • saggi di scavo
  • rilievo topografico
  • documentazione fotografica e video

Sullo stesso terreno erano stati studiati e rilevati nel 2008 dalla stessa Associazione Roma Sotterranea una serie di ambienti ipogei di cantina derivanti dal probabile allargamento di cunicoli idraulici preesistenti che potrebbero essere in connessione con gli ambienti oggetto di indagine (figura 2).

Inquadramento dell'area
Viene comunemente denominata “Villa di Faonte” l’area archeologica in località Casale Chiari, compresa tra Via delle Vigne Nuove e Via Passo del Turchino e caratterizzata dalla presenza di strutture pertinenti ad una villa privata che si trovava circa al sesto chilometro della Via Nomentana tra questa e la Via Salaria. La villa venne descritta nel 1849 dal Nibby, che riferisce la presenza di murature in opus reticolatum che si estendevano sulla collina per una superficie di circa 300 mq e la presenza di un criptoportico; in seguito nel 1890 Lanciani identificò nuovamente il sito come una cisterna, posizionata sul lato sud occidentale della collina.

Nel 1959 vennero scoperti da Cozza alcuni ambienti sotterranei interpretati come cisterna a rete cunicolare riferibile all'età repubblicana, di una fase antecedente alla costruzione della cisterna esterna. Ulteriori scavi effettuati tra il 1967 e il 1988 non permisero di identificare ulteriori strutture della villa; se si escludono esigui resti di murature a nord-ovest della cisterna completamente rimaneggiati ed obliterati da strutture medievali, nulla è più visibile delle strutture descritte dal Nibby.

L'identificazione di questa villa con il suburbanum Phaontis risale già al Nibby nonostante manchino delle prove certe: la sua attribuzione, infatti, si basa esclusivamente sul suo posizionamento, che Svetonio riporta nell'agro fidenate al IV miglio tra Salaria e Nomentana, e sul ritrovamento nel 1891, in terreni in prossimità della villa, di un epigrafe funeraria riportante il nome “Egloge”, nome della nutrice di Nerone. Tuttavia, la presenza nella zona di numerose ville rustiche, la mancante informazione sull'esatto luogo di ritrovamento dell'epigrafe e l'uso frequente di tale nome proprio, non permettono un'attribuzione certa della Villa con il liberto Faonte. Allo stesso modo, l'identificazione tra gli ambienti ipogei scoperti e la descrizione dei sotterranei dell'abitazione di Faonte all'interno dei quali Nerone trovò momentaneo riparo, non può essere data per certa.