Attività di studio nei sotterranei dell’Isola Tiberina

di Alessio Lo Conte
pubblicato il 10 Gennaio 2014
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A gennaio del 2014, l’Associazione Culturale Roma Sotterranea, su incarico della allora Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (SSBAR), ha ricevuto l’incarico di colmare le lacune documentali inerenti gli scavi eseguiti nel XIX e nel XX secolo proprio sotto l'ospedale

Unica isola urbana del Tevere, al centro di Roma, l'Isola Tiberina occupa un posto importante in tutta la storia della città fin dalle sue origini; di natura alluvionale, la leggenda vuole che si sia formata quando, al momento della rivolta popolare, il re Tarquinio il Superbo fu messo al bando e il grano di sua proprietà, mietuto a Campo Marzio e raccolto in covoni, fu gettato nel fiume, accumulandosi fino a formare una vera e propria isola. Per la sua posizione defilata rispetto alla città ospitò il tempio di Esculapio, dio della medicina, il cui culto fu introdotto nel 292 a.C. in seguito ad una pestilenza; questo sorgeva nella parte meridionale dell'isola, nel punto oggi occupato dalla chiesa di San Bartolomeo. Sul lato settentrionale si trovavano invece alcuni piccoli santuari legati a culti particolari: Fauno e Veiove, Tiberino e Gaia, Bellona (detta Insulensis) e un sacello per Iuppiter Iuralius (ossia "garante dei giuramenti"), oggi sostituito dalla chiesa di San Giovanni Calibita, e situato fra le fondamenta dell'Ospedale Fatebenefratelli. 

A gennaio del 2014, l'Associazione Culturale Roma Sotterranea, su incarico della allora Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (SSBAR), ha ricevuto l'incarico di colmare le lacune documentali inerenti gli scavi eseguiti nel XIX e nel XX secolo proprio sotto l'ospedale: Tra il 1989 e il 1994, infatti, una serie di esplorazioni ha interessato il secondo cortile della struttura ospedaliera, mettendo in luce, alla profondità di 3.30 metri, un'aula rettangolare a blocchi di tufo da identificare col tempio di Iuppiter e un'area retrostante, appartenente allo stesso santuario, pavimentata a lastre di pietra gabina, e già in parte evidenziata in un precedente scavo.  Il pavimento musivo interno all'edificio, a piccole tessere bianche, disposte secondo un ordito orizzontale, presenta al centro, entro una tabella delimitata da una fascia di tessere nere, un'iscrizione, anch'essa a piccole tessere nere, riferibile probabilmente a un restauro del tempio, che sappiamo da Livio dedicato nel 194 a. C. 

Lo studio, durato pochi mesi, a causa di problemi organizzativi interni al nosocomio, si è concentrato esclusivamente, sullo svuotamento e lo studio di due pozzi presenti nell'area occidentale dello scavo.

I due pozzi, presumibilmente costruiti in epoche diverse, presentano strutture molto differenti tra loro: il pozzo A, presenta una vera circolare del diametro di circa 140 cm e un'altezza di circa 100 cm, in cui è presente un apertura circolare di circa 60 cm. La muratura che costituisce questa prima parte è realizzata con la tecnica "a sacco" e risulta composta, in questo caso, da due muri di mattoni distanziati fra loro di circa 40 cm riempiti di pietrame e frammenti laterizi legati da malta cementizia. La vera, che in origine doveva essere più alta di quanto sia ora, poggia sulla struttura del pozzo, anch'essa in laterizi, ma di forma quadrangolare, con un lato esterno di circa 143 cm; anche internamente il pozzo presenta una forma quadrangolare ma con un lato di circa 80 cm.

Al momento del nostro intervento il pozzo risultava in ottimo stato di conservazione ma completamente interrato. Si è proceduto con lo svuotamento fino a una profondità di circa 550 cm dall'imbocco, fino a un livello d'interro molto umido e compatto che a reso molto complicato la prosecuzione dei lavori. Non si sono riscontrati particolari costruttivi degni di nota, le murature presentavano solo a intervalli quasi regolari dei fori contrapposti da costruzione.

Il pozzo B è invece costituito da una prima parte, di circa 180 cm d'altezza, di forma ovale e composta da grosse pietre di forma irregolare legate da malta cementizia; questa zona non può essere identificata come una vera, poiché lo spessore delle murature e la tipologia costruttiva fanno presupporre che tale livello fosse al di sotto del piano di calpestio. Dopo questo primo livello il pozzo tende ad allargarsi leggermente e ad assumere una forma più irregolare; a questa quota le murature risultano composte da pietre di dimensioni inferiori alle precedenti, con alcune zone, probabilmente di restauro, create utilizzando porzioni di laterizi.

Giunti alla quota di circa 200 cm, a causa dell'interruzione dei lavori, non è stato possibile proseguire ulteriormente con lo svuotamento e lo studio del manufatto.