Antica città di Crustumerium

di Ivano Stranieri
pubblicato il 20 Ottobre 2010
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Collaborazione con la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, nella persona del Dott. Francesco Di Gennaro, per lo studio ed il rilievo degli ipogei dell'antica città di Crustumerium e della galleria di Fosso Formicola.

La Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, competente sull'area dell'antica città di Crustumerium, nella persona del Responsabile dell'area Dr. Francesco di Gennaro, ha accolto positivamente la disponibilità di Roma Sotterranea di partecipare al vasto progetto di ricerca scientifica e valorizzazione per quest'importante area archeologica che prevede, fra l'altro, lo scavo sistematico delle vaste necropoli, in gran parte ancora intatte, e dell'abitato, per arrivare infine alla realizzazione di un grande parco naturalistico archeologico.

Roma Sotterranea, dopo aver effettuato in una prima fase una accurata ricognizione dell'area per evidenziare le aree di maggiore interesse, ha concentrato la sua attenzione su una galleria sotterranea di Fosso Formicola che l'Associazione è impegnata a rendere percorribile per una possibile futura apertura al pubblico. Contemporaneamente Roma Sotterranea ha effettuato il rilievo con stazione totale e la restituzione planimetrica sul catastale di area della galleria di cui sopra e di due complessi di strutture rupestri cunicolari che si trovano a monte e a valle della galleria stessa.

All'interno del Parco della Marcigliana, a nord di Roma, negli anni '70 fu rinvenuto un vasto sito archeologico, che solo negli anni'80 fu identificato con l'antica Crustumerium, una della città più antiche del Lazio protostorico (la sua fondazione si attesta intorno al X e IX secolo a.C.). L'identificazione fu possibile grazie alle fonti antiche, che fra l'altro indicavano la sua distanza da Roma lungo la Via Salaria.

La città latina, gemella di Roma prima, quindi sua suddita, e poi ridotta ad una postazione funzionale al controllo militare dell'Urbs sui territori posti a Nord, sembra sia stata fondata o dai Sabini, o dai Latini o da Alba Longa. A Crustumerium è legata la leggenda del ratto delle Sabine: è infatti una delle città da cui provenivano le ragazze rapite. Virgilio la ricorda nell'Eneide fra le città che fabbricavano le armi per le popolazioni dell'Italia centrale in guerra contro Enea: "Cinque grandi città forgiano i  dardi sulle incudini: la forte Aténa, Tivoli la superba, Crustumerio, Ardea e la turrita Antemna". Raggiunge l'apice della sua fioritura nei secoli VII° e VI° a.C., Il suo declino è segnato, alla fine del V sec., dalla inarrestabile espansione di Roma.

Attualmente l'area della città antica è conosciuta, solo nelle grandi linee, grazie a ricognizioni di superficie e a sporadici scavi della Soprintendenza che hanno tuttavia permesso la scoperta di circa duecento sepolture, principalmente a fossa,  dalle quali provengono la maggior parte dei  reperti rinvenuti, principalmente corredi funebri composti da bronzi e ceramiche, queste ultime in prevalenza vasi, originali per forma e caratterizzati da figure pittoriche dalle colorazioni rosse. I reperti più antichi risalgono all'età del bronzo e alla prima età del ferro.

Gli scavatori clandestini negli scorsi decenni sono riusciti a depredare migliaia di sepolture (numerosi oggetti di notevole valore sono comparsi recentemente nei mercati antiquari esteri), causando ingenti danni al patrimonio scientifico e compromettendo in parte la ricerca futura.

Crustumerium è l'unico centro dell'antica civiltà laziale non compromesso dalla moderna urbanizzazione e il paesaggio è straordinariamente conservato. Tutta l'area dell'abitato, delle necropoli circostanti e parte del territorio dell'antico centro per un'estensione di circa 440 ettari, è tutelata ai sensi delle leggi 1089/39 e 1497/39. Un settore di 58 ettari comprendente parte delle aree funerarie di Monte Del Bufalo e Cisterna Grande è stato acquistato dalla Pubblica Amministrazione nel 1998. Per il momento tutta l'area archeologica non è accessibile per le visite.