Terme di Caracalla

di Alessio Lo Conte
pubblicato il 21 Maggio 2019
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Nell'autunno del 2015 l'Associazione Roma Sotterranea è stata incaricata SSBAR (Soprintendenza Speciale Beni Archeologici) dello studio e rilievo dell'intero sistema di adduzione e scarico delle acque del complesso delle Terme di Caracalla.

Le Terme di Caracalla sono un capolavoro d'ingegneria idraulica e tecnica edilizia, per la loro costruzione furono utilizzate le più sofisticate conoscenze tecniche dell'epoca. Sebbene molto ben conservate, sono ancora per certi versi sconosciute.
La meraviglia e l'unicità di questo complesso termale sono date, senza dubbio, dal suo impianto idraulico; nei sotterranei, in un reticolo di cunicoli di varie dimensioni, dislocati a diversi livelli, sono stati collocati tutti i locali destinati alla gestione idrica e termica del complesso: i locali di servizio, quelli per il transito e lo stoccaggio del legname, le fornaci, le canne fumarie, le gallerie per la posa delle tubazioni e la gestione e manutenzione del sistema di approvvigionamento idrico e quello destinato allo smaltimento delle acque meteoriche e delle acque reflue.

Un primo livello era costituito da una fitta rete di gallerie, alte 6 metri e altrettanto larghe, dove transitavano i carri con la legna e in cui quest'ultima veniva immagazzinata. In queste gallerie sotto il calidarium e il tepidarium sono ancora visibili e conservate le fornaci e i camini.

A un livello ancora più basso fu creata un'altra articolata serie di cunicoli molto più piccoli, che ricevevano l'acqua dai condotti pluviali, dalle vasche e dalle fontane, dallo svuotamento quotidiano delle piscine, dai tombini delle aree scoperte, per poi convogliarle in un grande collettore centrale che defluiva in direzione est-ovest rispetto all'edificio termale ed entrava nel sistema fognario dell'Urbe. Molti di questi condotti, di cui si era persa ogni traccia, sono stati da noi riscoperti, ispezionati e rilevati riuscendo così a ricostruire lo sviluppo di questo complesso sistema di distribuzione e smaltimento delle acque.

Parallelamente a questo studio, al fine di completare il progetto generale del sistema di approvvigionamento idrico e di drenaggio delle Terme si è ha avviato uno studio per individuare l'esatta ubicazione delle latrine.
Da sempre la posizione di questi ambienti all'interno delle Terme era stata un enigma irrisolto: ovviamente dovevano esserci e anche in gran numero, ma non c'erano tracce. Sin dall'inizio del XX secolo si è ipotizzato, per analogia con i complessi termali di Traiano e Diocleziano, che le latrine potessero trovarsi nelle due grandi esedre laterali; tuttavia nessuno studio sistematico fu mai intrapreso per confermare tale ipotesi. 

Analizzando le evidenze architettoniche delle strutture superstiti, le caratteristiche del piano altimetrico del terreno e alcuni reperti presenti in loco, si è deciso di iniziare un'indagine approfondita nel settore nord-occidentale dell'esedra occidentale, l'unica delle due ancora quasi integralmente conservata. Lo studio ha interessato un'area posta alla base del lato interno del muro perimetrale dell'esedra occidentale per una lunghezza complessiva di oltre 20 metri.

Analizzando le strutture, l'esedra è risultata suddivisa in due emicicli paralleli separati da pilastri a semicolonne in muratura uniti da archi, nettamente distinti tra loro sia dal punto di vista architettonico che da quello funzionale. Questa divisione è ancora più evidente dall'analisi dei rivestimenti dei pavimenti.

L'emiciclo interno, identificato con un lungo e stretto cortile scoperto, aveva una duplice funzione sia di passaggio per chi accedeva alle Terme dallo scalone sul lato nord-ovest del monumento, sia di accesso per l'uso delle latrine.
Da quanto risulta, quest'area presentava un pavimento a mosaico bianco con due lunghe fasce longitudinali parallele nere di diverso spessore, poste in prossimità degli archi di accesso alla latrina. Questo mosaico, molto semplice e di mediocre fattura era composto da tessere con ogni lato di circa 1 cm.

L'emiciclo più esterno, un lungo ambulacro con copertura a volta presumibilmente a crociera, era occupato dalla latrina e aveva un pavimento di lastre di marmo proconnesio, di dimensioni e spessore variabile di cui restano solo pochi frammenti sopravvissuti al sistematico saccheggio avvenuto nel corso dei secoli; fortunatamente nel massetto pavimentale sono rimaste impresse le impronte delle varie lastre che, seppur parzialmente, aiutano a ricostruirne la forma e la disposizione.

Dopo la rimozione dello strato di humus superficiale, l'area censita è stata scavata fino al piano di scorrimento del condotto. Lo scavo ha portato all'individuazione di una porzione di trincea fognaria delle latrine posta lungo il lato interno del muro perimetrale dell'esedra e di altri sistemi idraulici collegati allo scarico principale della stessa. Il condotto, nel tratto venuto alla luce, ha una larghezza di circa 74 cm e risulta in ottimo stato di conservazione. Per buona parte della sua altezza esso presenta l'originario rivestimento in laterizio. Il piano di scorrimento, con una pendenza variabile dal 2,5 al 10%, è posto a una profondità di circa 4 metri, rispetto all'attuale livello delle Terme (per evitare di avvertire cattivi odori), e risulta costituito da bipedali affiancati.

Durante lo scavo sono state rinvenute due sedute (sellae pertusae) in marmo proconnesio di notevoli dimensioni con un peso di oltre 200 kg e le relative lastre verticali di sostegno sempre nello stesso marmo. Delle due sellae rinvenute, una è quasi del tutto intatta, mentre sia la seconda che le lastre verticali sono frammentate in ampie porzioni. Fortunatamente, ad eccezione di alcune piccole parti è stato comunque possibile ricostruirle quasi per intero.

I sedili erano lunghi 138 cm e larghi 91 cm, con uno spessore variabile tra 7 e 10 cm, con fori di 18 cm di diametro posti a una distanza di 16,50 cm dal bordo anteriore e 69 cm tra loro; come appena detto si è calcolato che il peso di ogni singola sezione fosse di circa 250 kg.

Le lastre verticali portanti, sempre in marmo proconnesio, non avevano una lunghezza standardizzata ma, per le lastre finora rinvenute, potevano variare tra 183 cm e 243 cm con un'altezza di circa 45 cm e uno spessore variabile tra 6 cm e 9 cm.

Sulla parete orientale del condotto, a una profondità di circa 250 cm dall'attuale piano di calpestio, è stato individuato lo sbocco di un condotto con copertura a bipedali contrapposti, sormontato da un ampio arco di scarico composto da un anello scenografico di 26 bipedali non centrato rispetto all'asse verticale del condotto ma, per ragioni strutturali, sviluppato principalmente verso il lato nord.

Il condotto, delimitato da muri laterali in laterizio di circa 30 cm di altezza, risulta leggermente inclinata verso il canale della latrina.

Attraverso una video ispezione con telecamera e asta telescopica è stato possibile verificare che il condotto si sviluppa per circa 6 metri in direzione est prima di essere interrotto da quello che sembrerebbe un crollo. La struttura, per la parte a vista, si presenta in buone condizioni, ma il crollo del piano sovrastante, avvenuto probabilmente in seguito al crollo delle volte e di conseguenza di porzioni delle pareti laterali, ha compromesso la stabilità di alcune porzioni della copertura in bipedali.

Valutando la dimensione, la posizione e la presenza di spessi strati di calcare, si può ipotizzare che il condotto fosse utilizzato come scolo di una delle vasche che molto probabilmente si trovavano nell'area dell'emiciclo antistante le latrine o come ulteriore adduzione di acqua per la pulizia e il risciacquo del canale. Date le dimensioni di queste strutture e l'elevato numero di utilizzatori della struttura, riteniamo vadano prese in considerazione entrambe le ipotesi.

Molto interessante è stato il ritrovamento di numerosi frammenti del rivestimento parietale in marmi policromi posti originariamente dietro i sedili e di alcune lastre marmoree dei pavimenti che hanno reso possibile la ricostruzione della decorazione marmorea della sala.

Il confronto con altre latrine dell'Impero colloca la nostra scoperta tra le più ricche e preziose latrine conosciute dell'antichità. Il numero dei posti a sedere ammonta a 80-100 un numero perfettamente coerente con i 6000-8000 visitatori giornalieri delle terme e con il fatto che il numero dei posti a sedere deve essere raddoppiato per la presenza di un'esedra simmetrica a quella presentata, situata sul lato opposto dell'edificio.