Primo contributo alla realizzazione della Carta delle Cavità Sotterranee di Roma
Fabrizio Bisconti (Pontificia Commissione di Archeologia Sacra), Giancarlo Ciotoli (Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR - IGAG), Gianluca Ferri (Roma Capitale, Ufficio Extradipartimentale Politiche della Sicurezza e Protezione Civile), Roberto Fiore (Roma Metropolitane), Maurizio Lanzini ed Ivano Stranieri (Associazione Culturale “Roma Sotterranea”), Stefania Nisio e Mauro Roma (ISPRA, Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia), Riccardo Paolucci (Associazione Centro Ricerche SpeleoArcheologiche “Sotterranei di Roma”), Claudio Succhiarelli (Roma Capitale, Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica), Maurizio Allevi (Roma Capitale, Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana) (2017)
Sono molti gli studi di tipo archeologico e geologico-geotecnico riguardanti le cavità sotterranee nel territorio di Roma. Tali cavità costituiscono un'intricata rete di gallerie sotto la città, costituendo sistemi, a volte a più piani, che si approfondiscono a differenti profondità. Questi vuoti sono tutti di origine antropica, scavati a vario titolo, per vari scopi (edilizio, idraulico, religioso etc.), ma per lo più per l'approvvigionamento di materiali da costruzione. Le cave romane furono realizzate prevalentemente nei terreni vulcanici. Esse sono le cavità maggiormente diffuse e si concentrano soprattutto nella porzione orientale della città. La coltivazione mineraria avveniva attraverso la realizzazione di gallerie che prevedeva un imbocco alla base del versante. L'utilizzo delle cave di tufo come aree di culto e cimiteriali è successivo e risale al I–III secolo d.C. Le aree censite e adibite a catacombe ed ipogei privati rappresentano la seconda tipologia di cavità sotterranea per estensione. Le cave di conglomerati e sabbia, realizzate nella porzione sud-occidentale della città, hanno più scarsa estensione e non furono mai utilizzate come necropoli ma, successivamente, come depositi, fungaie, etc.
Purtroppo, tale rete di gallerie sotterranee è conosciuta solamente in forma frammentaria e molte abitazioni civili sono state realizzate su vuoti spesso non bonificati. La presenza delle cavità nel sottosuolo, in particolari condizioni e congiuntamente a possibili criticità naturali o antropiche, ad esempio perdite della rete idraulica dei sottoservizi, può provocare il crollo degli strati più superficiali del terreno con la formazione di voragini in superficie (sinkholes antropogenici) determinando condizioni di rischio per il prezioso tessuto urbano romano. Sono mancati, dunque, sino ad oggi, una cartografia d'insieme e un database completo, che riportino l'effettiva estensione delle cavità. Tuttavia, tali informazioni, risultano ora fondamentali al fine di studiare la pericolosità del territorio. Al fine di migliorare e completare lo studio e censimento dei vuoti sotterranei è stato costituito un Gruppo di Lavoro (GdL), coordinato dall'ISPRA (a cui partecipano vari enti, tra i quali: Roma Capitale, CNR-IGAG, Protezione Civile Nazionale, Roma Metropolitane, le principali Associazioni Speleologiche di Roma e La Pontificia Commissione di Archeologia Sacra) che si sta occupando della raccolta dati sia di tipo puntuale sia delle mappature delle reti caveali nel loro sviluppo areale. Si presentano pertanto i primi risultati conseguiti dal GdL e la prima Carta delle cavità sotterranee di Roma. Tale prodotto, sebbene preliminare, è tutt'ora in fase di perfezionamento e costituisce comunque un prodotto unico, affi dabile ed aggiornabile che potrà essere di riferimento per le pubbliche amministrazioni al fine di una valutazione della vulnerabilità del territorio della Capitale.