Cava romana a Sud del Villino Corsini

di Donatella Ertola
pubblicato il 6 Febbraio 2022
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Nel sottosuolo della villa, cisterne romane adiacenti ad ambienti di cava si connettono con cantine di recente utilizzo, creando un coacervo di strutture dissimili tra loro e spesso lontane nel tempo anche se sovrapposte, facendo così riemergere uno spaccato di storia che, partendo dall’epoca repubblicana giunge fino a circa la metà del XX secolo.

Su incarico della Protezione Civile nel 2019 in seguito a un'effrazione, gli operatori di Roma Sotterranea hanno effettuato indagini e rilievi nell'ipogeo ubicato a nord dell'Arco dei Quattro Venti e poco più a Sud del Villino Corsini. Nel muro di copertura era stato aperto un varco rendendo il luogo accessibile a chiunque, con conseguenti rischi per l'incolumità delle persone e per la conservazione della struttura. 

Si tratta di una porzione di cava romana, attualmente interrotta a causa degli smottamenti del terreno, che in origine era molto probabilmente collegata agli ipogei precedentemente ispezionati da Roma Sotterranea nei pressi della cisterna a stella ubicata a sud della Biblioteca.

Gli ambienti caveali sono stati plausibilmente adibiti a cantine in tempi più recenti, come lascia intendere una delle gallerie adiacente la scala di accesso che presenta su ambo i lati le classiche nicchie per l'alloggiamento delle botti,  rendendo tali ambienti con buona probabilità di pertinenza del Villino Corsini.

Pianta del Verrando

Numerosi crolli circoscrivono l'area e non permettono indagini più ampie in una superficie di grande interesse storico e archeologico. La zona compresa tra l'Arco dei Quattro Venti e il Villino Corsini, infatti, è parte di una vasta area sepolcrale, conosciuta in passato come "Ager Fonteianus", in cui erano presenti numerosi colombari andati quasi totalmente distrutti a seguito dei lavori edilizi che si sono susseguiti nei secoli. 

Per tali ragioni non è del tutto chiara la natura di questo ipogeo al quale si accede da una scala stretta di ventiquattro gradini che, come riporta Giovanni Nino Verrando: "mal si adatta all'estrazione di materiale da costruzione e sembra altrettanto poco pratica per farvi passare le botti del vino". Il medesimo autore afferma che: "l'ingresso murato, quasi sul bordo della Via Aurelia Vetus, determina l'esatta collocazione di questo sotterraneo, la cui natura cimiteriale non è peraltro sicura".

Nel 1932 il Silvagni affermava, su informazione del Fusciardi, che alcuni anni prima una frana aveva messo allo scoperto "un paio di gallerie che appartengono forse a un isolato ipogeo cristiano posto sul lato della via Aurelia la quale passava molto vicino". Poco tempo dopo, il De Angelis D'Ossat riusciva a penetrare nella "cavità sotterranea con limitate gallerie", ma non vi scorgeva "nulla che ricordi un cimitero" sembrandogli piuttosto un ambiente "adibito a uso cantina".

Non siamo autorizzati a pensare che il Fusciardi abbia preso un abbaglio: resta per cui aperta la possibilità che successivamente siano state cancellate le tracce cimiteriali e che in tutta buona fede, l'illustre geologo abbia creduto trovarsi in un "arenario", dagli ambienti larghi "con volta a botte", ovvero con "gallerie brevi e con fondo ad abside". 

Da ciò che è possibile osservare attualmente, l'utilizzo dell'ipogeo come cantina risulta plausibile, tuttavia non ci sono elementi sufficienti per ricostruire la primivita destinazione cimiteriale, mentre la cava romana è tuttora visibile anche se non del tutto percorribile a causa dei ripetuti crolli e cedimenti del terreno.

L'ambiente ispezionato, studiato e rilevato da Roma Sotterranea, purtroppo è soggetto a numerose e ripetute effrazioni, dubbie frequentazioni e atti di vandalismo che rischiano di comprometterne lo stato.