Il ritrovamento del cadavere alle cave di Monteverde

di Ivano Stranieri
pubblicato il 17 Maggio 2015
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Racconto di una attività domenicale che aveva come obiettivo iniziale la ricerca di eventuali rami di cava ancora inesplorati e che si è trasformata in un'avventura inimmaginabile che ha allertato il quartiere di Monteverde per diverse ore...

Quella domenica del 17 Maggio del 2015 erano ben 10 i Soci di Roma Sotterranea impegnati nelle attività di esplorazione delle cave di Monteverde: da oltre un anno e mezzo le cave erano state riscoperte e gli ambienti principali erano già stati visitati ed esplorati più volte, sia per tentare di comprendere i confini di questi grandi spazi sotterranei, sia per fornire una risposta certa alla Dott.ssa Daniela Rossi della Soprintendenza Speciale ai Beni Architettonici di Roma che aveva commissionato alla nostra Associazione lo studio degli ambienti ipogei per verificare eventuali tracce delle famose catacombe ebraiche ormai scomparse nella zona.

Tra gli obiettivi della giornata c'era anche quello di iniziare il rilievo plano-altimetrico con stazione totale della prima porzione di cava, portato avanti da una prima squadra di lavoro, a cui si affiancavano due squadre di esplorazione che avevano il compito di effettuare la risalita di un pozzo e che potessero strisciare orizzontalmente tra i numerosi coni di riempimento con l'obiettivo di raggiungere zone non ancora esplorate. L'attività era prevista per l'intera giornata, con sosta per un pranzo al sacco ovviamente in sotterranea. 

Subito dopo il pranzo, Vittorio e Valentina tornano dall'esplorazione con un messaggio insolito: "Ivano, potresti venire a dare un'occhiata? Credo che abbiamo trovato un cadavere...". Al primo momento tutti abbiamo pensato al consueto rinvenimento di uno scheletro di un animale (spesso gatti, cani, topi...) ma in pochi secondi è stato chiaro a tutti che ci si stava riferendo ad un corpo umano. 

Ci siamo diretti immediatamente sul luogo del ritrovamento ed, effettivamente, si trattava di un cadavere di un essere umano, perfettamente scheletrizzato, rannicchiato alla base di un riempimento in cui nessuno di noi aveva mai pensato di affacciarsi nelle precedenti esplorazioni. Lo scheletro era in posizione fetale, senza più alcuna traccia di vestiti (cosa che non desta stupore considerata la presenza di topi e l'alto tasso di umidità degli ambienti di cava) ad eccezione di un brandello di cinta attorno a quel che restava del bacino, di una scarpa che conteneva ancora le ossa del piede, e di un'altra scarpa posizionata sotto la testa, probabilmente utilizzata proprio a mo' di "cuscino". Un anello in metallo con richiami alla cristianità era ancora posizionato intorno ad un dito di una mano.

Considerata l'eccezionalità del rinvenimento, unico nel suo genere per quanto ci riguarda in 15 anni di attività sotterranea, senza ovviamente muovere o toccare nulla di quanto rinvenuto, ci siamo recati in esterna per contattare le forze dell'ordine e comunicare il rinvenimento. L'onere della comunicazione è stato lasciato ad Alessio, che da anni svolge servizio all'interno della Polizia di Stato: è bastato molto poco alle forze dell'ordine per associare le poche informazioni ricevute ("rinvenimento di un cadavere scheletrizzato", "antiche cave di tufo" e "località Monteverde") per immaginare di trovarsi di fronte alla soluzione di un caso nazionale ancora aperto: la scomparsa di Emanuela Orlandi

Nel giro di pochi minuti si sono riversate sul posto ben 11 volanti della Polizia di Stato, un Magistrato, la Polizia Scientifica e la Polizia Mortuaria facendo scattare un'allerta nel quartiere ben superiore rispetto alle nostre aspettative. 

Dopo un briefing in esterna e dopo aver illustrato il motivo della nostra presenza e della nostra attività in loco, solamente i tecnici della Polizia Scientifica ed il Magistrato hanno preso coraggio e hanno convenuto di entrare nel ventre della collina per raggiungere il luogo del rinvenimento, distante circa 500 metri dall'ingresso, ovviamente accompagnati da noi speleologi: la Scientifica ha effettuato gli opportuni rilievi e le relative fotografie e si è occupata anche di raccogliere tutte le ossa con il nostro supporto, in quanto il personale della Polizia mortuaria intervenuto non aveva alcuna intenzione di scendere in sotterranea.

Dalle indagini dei giorni successivi operate dalla Polizia Scientifica si è convenuto che, con buona probabilità, si trattava di un uomo di mezza età, probabilmente un senza tetto, che si è smarrito all'interno delle cave, forse in quanto entrato senza un'illuminazione adeguata o perchè non perfettamente sano, sino a cadere o a fermarsi per sfinimento nel luogo dove è stato rinvenuto, incapace di ritrovare l'uscita e in preda a un totale smarrimento. La scarpa rinvenuta al di sotto del cranio e la posizione fetale naturale hanno fatto escludere l'ipotesi di un corpo abbandonato volontariamente a seguito di una violenza o di un omicidio.